Elisa incrociò le braccia con un calmo gesto di stanchezza.
— Nulla! — rispose laconicamente.
Un momento di cupo silenzio regnò nel salotto, e una nuvola calò visibilmente sulla fronte di zia Balbina. Le parve che pungesse un pochino, là dove aveva messo il dito. Prese una grande risoluzione.
— È la tua ultima parola? — chiese categoricamente ad Elisa.
— L'ultima.
La zia Balbina si sgomentò. Aveva tentato il categorico imperativo di Kant, coll'assoluta certezza di vincere. Ma questa era una Elisa nuova, ch'ella non conosceva, che si difendeva con delle armi ed un volere inaspettato. Che fare ora? Battere in ritirata?
Ebbe una subita ispirazione.
— Quella che avresti risposto a tuo padre?
Ora, aveva colpito giusto. Un estremo pallore sostituì sul volto di Elisa la fiamma della ribellione.
Alzò il capo, e lo sguardo pieno di angoscia incontrò sulla parete il quadro entro cui campeggiava la bianca testa sì nobile, sì dolce.