Un'onda di ricordi le si affollò al cuore, destandovi un subito ravvivarsi di appassionato rammarico, il senso di un supremo bisogno di simpatia, di consiglio, d'aiuto, quale lui, lui solo, avrebbe potuto darle.
— Papà, — mormorò. — Oh!... padre mio!... — Ed era piena di lagrime, d'intimo ed umile sgomento, quell'unica frase. Ah! se fosse stata sola, con quale impeto Elisa si sarebbe gettata ai piedi di quel ritratto, quale ardente sfogo di pianto avrebbe sollevato il suo cuore, forse rischiarata la notte di incertezze crudeli in cui si dibatteva quella povera anima appassionata!
Ma ciò non si poteva fare. C'era zia Balbina che detestava le scene. E quella sarebbe stata per l'appunto una scena...
Elisa vinse dunque quell'impeto, e rivolse a zia Balbina uno sguardo calmo e quasi sottomesso.
— Zia, la prego... lasciamo per ora questo argomento.
— No, mia cara, — ribattè zia Balbina. — L'abbiamo intavolato, e voglio che ne tocchiamo il fondo. Sei mia nipote e devi ascoltarmi. Per questa volta... perchè poi sarò io che non te ne parlerò più. È necessario che tu prenda una decisione. Sei in una posizione falsa e ridicola, e ci sei per colpa tua, unicamente tua. Capirai che non discuterò con te le cause di un'infatuazione assurda da tutti i lati e sotto tutti i riguardi, e per la quale nelle tue circostanze non esiste una sola scusa plausibile, nè ammissibile. Ora, ciò deve cessare. È duopo far intendere a quel ragazzo che ormai le sue visite sono di troppo, e, se non vuoi farlo tu, me ne incarico io.
Elisa andò diritta verso la zia. Una formidabile ira splendeva nei suoi occhi, qualcosa come un'irradiazione di magnifico orgoglio, sì fiero, sì determinato che zia Balbina indietreggiò involontariamente d'un passo, e s'accorse di aver commesso un errore.
— Mia cara zia, — disse Elisa con somma calma, — lei non farà nulla, assolutamente nulla di simile. Le sono grata della sollecitudine che dimostra per ciò che mi riguarda, ma la prego di credere, al pari di me, che io sola ho il diritto di giudicare delle cose mie. E questo, zia Balbina, una volta per tutte.
Zia Balbina non rispose. Sulla sua fronte rugosa, sulle magre gote era salito quel rossore cupo d'ira repressa ch'è così penoso a vedersi sul volto dei vecchi. Ella si sentiva vinta.
— Sta bene — disse. — È quello che, si doveva, naturalmente, al mio zelo per il tuo decoro. Ma ti considero quale sei, una povera illusa. Come capirai, io non rimarrò qui a presenziare le assurde... sconvenienze sulle quali tu non ammetti discussioni. Parto domattina.