Oh, l'inesprimibile sollievo per Elisa! Ma in pari tempo che improvviso senso di rimorso! Era sua zia, la sorella di suo padre, l'unica parente che avesse dopo tutto.

— Oh no — mormorò sotto l'impero d'un subito pentimento e con un accento pieno di sincera emozione — non faccia questo... la prego!

Zia Balbina dissimulò un sorriso di trionfo.

— Lo farò infallibilmente, mia cara. Domattina colla prima corsa.

***

Era per tempo assai, la prima corsa. Ma sin dalla sera avanti la zia Balbina aveva fatto preparare il suo baule dalla cameriera. Il treno partiva alle sette e quaranta, ed erano testè scoccate le sei e mezzo.

La luce mattina era ancora troppo fioca per rischiarare sola gli ultimi preparativi della partenza. Due candellieri accesi ardevano sul tavolino, e china su una grossa sacca da viaggio di zigrino nero, la grossa Viola, la cameriera di zia Balbina, insaccava colla massima diligenza l'immenso materiale che la padrona giudicava necessario al comfort dei suoi viaggi. La delicata operazione era sorvegliata da lei col solito corredo di raccomandazioni e rimbrotti pel ritardo.

Un lieve colpo, picchiato all'uscio, fe' volgere il capo a zia Balbina.

— Avanti! — disse.

L'uscio s'aprì e diè adito alla contessa Elisa.