Egli seguitava, colla voce quasi smorzata dall'intima emozione:

— Perchè mi hai trattato così?... È stata quella vecchia che ti ha condotta via, nevvero?... Ma dopo, perchè non mi hai scritto che venivi qui?... Ma io ho fatto tanto che l'ho saputo, e ora... sono qui con te... con te...

Se la strinse ancor più d'appresso al cuore, con un rapido, brusco movimento, in cui, senza saperlo, mise la forza dell'intima accensione che l'invadeva crescente.

Un'abitudine, ch'era diventata un istinto, gridò all'animo di Elisa l'antico grido d'allarme...

E si scosse... spaventata.

— Roberto! — gridò con angoscia imperiosa, irresistibile.

— Non temere — diss'egli. — Ma io ti amo... sai.

Elisa s'era alquanto discosta da lui. Ma le loro mani erano ancora intrecciate.

— Ti amo. Come sia avvenuto, non so. Ma tu devi saperlo... Mi hai trattato come un figlio, ma io non ti amo, no, come un figlio... Non te ne sei mai voluta accorgere, e mi hai fatto soffrire tanto. Poi sei andata via... Ma lo so... che anche tu forse, un poco, hai sofferto. E son venuto...

Si arrestò, vinto anch'egli, lottando contro l'effervescenza della passione, contro il senso di rispetto che assieme all'amore gli aveva sempre ispirato Elisa, lottando contro la sua inesperienza dei supremi momenti della vita.