— Ti amo, — disse ancora sommessamente... umilmente. Poi, ad un tratto, con un accento più alto, più imperioso: — Elisa... — gridò — vuoi esser mia?

— Oh!... — gridò Elisa, esterrefatta — io?...

— Sì... tu... Ti amo, ti voglio... ho bisogno di te, della tua vita, dei tuoi baci... Sei bella, ti amo. Come vuoi... tutto ciò che vuoi... purchè tu sia mia! Di'... vuoi?... vuoi fidarti di me?... sono giovane, ma non importa... Imparerò... saprò... Fammi, ciò che credi, tuo amante, tuo marito! Ma purchè tu mi appartenga, purchè io possa vivere con te... sempre...

Un delirio lo invadeva, un'ardente esplosione, determinata dalle sofferenze reali ch'egli aveva provato negli scorsi giorni, dal vuoto incomportabile che l'assenza d'Elisa aveva messo nella sua vita. L'emozione di lei, la subita certezza che ella lo amasse, avevano fatto divampare l'incendio a lungo soffocato.

Era sincero in quell'istante, sicuro di sè stesso, di tutto l'ardore dei suoi giovani anni, di tutto l'orgoglio audace della sua indipendenza, nell'impulso irresistibile del suo desiderio eccitato sino alla follia dal semi abbandono di lei, dall'estasi vaga in cui andava nuotando lo sguardo di quella donna.

Di nuovo, bramosamente, con uno sguardo di febbre, con un brusco moto, la serrò sul suo petto, ricercò colle sue le labbra di lei. E con una specie di energia prepotente, quasi feroce:

— Di' la verità... — gridò — dilla... mi ami?

Essa lo guardò smarrita. Tentò un sorriso, un diniego, una parola evasiva. Ma come suo malgrado, come per una forza ineluttabile, le sue labbra mormorarono disperatamente: — Sì.

Allora si sentì avvinghiata dalle braccia robuste di quel fanciullo, sentì una pioggia di baci piombarle sul volto, senti un roco grido di gioia, di trionfo.

— Ah! dunque, sei mia!