Ma, con un moto sì rapido ch'egli non ebbe il tempo di opporvisi, ella si liberò da quella stretta. Si accampò ritta, severa, davanti a lui.

— Roberto! impazzite!

Roberto si arrestò... Rimase, anelante, pallido, di fronte a lei, che lo guardava fissa, austera, colla suprema autorità di sguardo di un domatore di belve, quando è solo, senz'armi, di fronte a un leone.

Entrambi rimasero così un istante. Si udiva l'alito rotto, affannoso, di Roberto... Si vedevano vibrare, come in un accesso di febbre, le vene del collo di lei, tremare le sue mani avvinghiate una all'altra, palpitare violentemente il suo seno... Ma ella non si mosse, ed egli non osò muoversi. Dopo un istante, egli chinò il capo e sussurrò:

— Perdonami.

Tacque un istante, come sopraffatto dalla stanchezza subitanea della violenza fatta a sè stesso... Terribili, a volte, queste vittorie della volontà nell'uomo!...

— Dunque? — proseguì un momento dopo, non più colla foga di un fanciullo, ma con una specie di calma determinata, virile.

— Roberto... ho trentanove anni! — rispose ella con profonda angoscia.

Egli alzò le spalle sdegnosamente.

— Roberto, ho i capelli bianchi!...