Egli tese la mano, e una lunga, amorosa carezza passò su quei capelli brizzolati.

— Se sapessi come sei bella, — mormorò.

— Roberto! il mondo, l'opinione pubblica...

Roberto ebbe un bel riso sonoro, echeggiante.

— Il mondo?... ma lo sai pure che del mondo non mi è mai importato un bel niente. Quando siamo contenti noi, di lui cosa c'importa?... Facciamo quello che ci pare. Se son contento io, tocca a me a pensarci. Ti sembra?... Rideranno. Lasciamo ridere. Purchè siamo contenti, noi!... E se è vero che mi ami... — S'arrestò improvvisamente; poi continuò:

— Ancora non posso crederlo che tu mi ami. È troppo... troppo! io non sono che un ragazzo. Ma, se lo vuoi, farai di me qualcosa che somigli di più alle tue idee. Non son mica cattivo, nè difficile da condurre... Tu mi hai fatto capire tante cose. No, degno, proprio degno di te non lo sarò mai; ma se tu vuoi, se tu vuoi... Oh Elisa, Elisa. Non vedi che non ne posso più di questo martirio!...

Non ne poteva più, infatti. La sua voce veniva meno nell'intenso ardore di quella preghiera, nello sforzo di quel dominio sopra sè stesso, che lo esauriva.

Ella anelava...

— Lasciami pensare, — supplicò.

Roberto sorrise tristamente.