Solo qualche ora dopo, sotto l'impero di una suggestione precisa della sua volontà, si dava tutta quanta alla lettura di quei fogli. Ma, in capo a qualche tempo, l'opuscolo, il giornale scivolava dalle mani inerti, ed Elisa stava immobile collo sguardo distratto, fisso su quei rami esterni, che facevano alla finestra una cornice verde e danzavano in molle cadenza sulla solfa del vento.
Anche quando incominciò a star meglio, si limitò per qualche tempo a far moto, sulla passeggiata delle suore. La prima volta che uscì spingendosi sino all'estremità del viale, tornò a casa sì pallida, sì spossata che la Ghita se ne impensierì e ne fece motto con Andrea.
— Eh! — disse Andrea, — sicuro che non sta bene adesso, la Signora. È questa vita che non le conferisce. C'è l'aria troppo fine per lei.
Ammiccò leggermente... con un non so che di malizioso, che fece rimaner perplessa la Ghita e le chiamò sulle labbra una interrogazione.
— Volete dire... Andrea? Ovvero che abbia qualche dispiacere in cuor suo, eh?
— Ma! — disse Andrea, filosoficamente.
E non ci fu verso di cavargli altro!
***
Elisa cessò d'aspettare la posta. Cessò di fissare lo sguardo intento, dalla finestra, nella direzione del viale. Roberto non rispose. Roberto non venne a muoverle rimprovero, a lagnarsi di lei... Allora — ella disse risolutamente — sono libera.
***