L'aveva fatto... sta bene! Ma ora?

Ora, soffriva. Sentiva cosa aveva fatto, sacrificandosi. Sentiva insultante, beffardo il dubbio della presa risoluzione, cominciava a temere che fossero intollerabili per lei, forse per entrambi, le conseguenze del sacrificio...

Egli aveva letta integralmente la sua lettera, non le aveva risposto, non era venuto... Naturale: l'aveva obbedita. Ora era sola, come aveva voluto, senza di lui. Sola, di fronte ad un incomportabile senso della solitudine... Erano le lunghe ore vuote della giornata, quelle ancor più formidabili della notte, in cui non osava spegnere il lume per non guardare in volto l'indole indefinita dei suoi pensieri. Era la quiete morta della Villa, l'austero rimprovero che pareva rivolgerle l'ambiente, pieno un tempo di Dio, servo ora e come profanato dal culto terreno di un cuore immerso nella follìa, nella sconfitta vergognosa di un culto idolatra; e tanto... oh tanto umano!

Fuori, l'aprile infuriava. Elisa non l'aveva mai vissuta così, la primavera! Le pareva una legge vivente d'amore universale, sorda a tutto ciò che non era sè stessa, una gran voce solenne che le dicesse crudelmente: E tu... cosa fai? perchè ti sei scordata di me?

Elisa si inebbriava di lunghe contemplazioni tenere della campagna, aveva delle emozioni assurde, puerili, pei più piccoli particolari dell'esistenza animale e vegetativa. A tutte le effervescenze misteriose della natura ella prestava un'attenzione nuova, tutto le pareva una rivelazione, uno stato nuovo di sè stessa, quasi il repentino guarire d'una antica cecità, di una cecità di nascita. E in quella nuova partecipazione ad una luce ignota si univa una sensazione folle e pura, che tutto questo fosse semplicemente lui, e che ormai ella non potesse più in nessun modo vivere senza questo e senza di lui...

La coglieva una perplessità piena di strane angoscie. Doveva pur confessarlo a sè stessa, che non era forte, come aveva creduto di poterlo essere. Aveva calcolato di più sull'orgoglio e sul buon senso. Ora: quegli alleati infedeli, non la spalleggiavano più. Di fronte alla logica stessa a cui aveva dovuto il coraggio della sua risoluzione, s'alzava sottile, plausibile un'altra logica, che insidiosamente voleva da lei un'adesione.

E se, dopo tutto... si fosse ingannata?

Se, invece d'essere eroica, fosse stata nulla più che fredda e codarda? S'egli soffrisse così... al par di lei?

E allora ella perdette l'unica cosa che la sostenesse, la fede nel suo operato.

Passò un mese così, di fronte a questo dubbio... V'erano dei giorni ch'ella passava aspettando Roberto, sentendo, che se fosse venuto ella gli avrebbe detto d'avere ingannato lui e sè stessa. Ma egli non venne, nè scrisse, ed ella ebbe dei momenti in cui chiese a sè stessa: