Un lieve cenno di Elisa l'avvertì che quel mezzo non le pareva adatto.
— Vuoi scrivergli tu?
Elisa arrossì violentemente.
— Oh no... no...
— Allora?...
— Vorrei — disse Elisa, turbata, con una sincerità di pudore che pareva metterle sulla fronte l'aureola d'una vergine — vorrei... che la cosa venisse da sè, naturalmente. Ecco... io tornerei ora a Firenze. Giusto, ai primi di maggio ci son le corse, è un ritrovo generale. C'incontriamo così come per caso e... allora... allora!
Tecla non pareva al tutto persuasa di questo ritardo. Ma comprendeva che Elisa volesse, per un sentimento delicatissimo d'orgoglio e d'amore ad un tempo, scegliere un terreno neutro ed un'occasione fortuita per ricondurre Roberto al punto delicatissimo della ripresa degli antichi rapporti... Pure... tant'è!
Ma non seppe, lì per lì, concretare precisamente le proprie obbiezioni. E sentiva una confusione, cagionata dall'imminente crisi nervosa, mettersi nei suoi pensieri e scompigliarli.
— Fa come credi. Ma non perder tempo. Per tanti motivi. E ora, vuoi chiamare la donna? Non ti sgomentare, sai... È solo... solo...
Cadde inerte sul guanciale. Era solo la sua crisi. Ma, forse a cagione delle emozioni testè subite, l'aveva colta con una violenza che poteva realmente parer minacciosa ad Elisa, ignara di quanto può tollerare talvolta un fisico di donna nervosa, apparentemente inetto ad ogni sforzo di resistenza. Ci furono dei momenti di parossismo, in cui Elisa, raccapricciata, potè credere che fosse per spezzarsi, da un momento all'altro, il tenue filo di quell'esistenza.