— Indovinato?... Ebbene, sì, avete indovinato.

Il treno entrava in una galleria. Nel buio di quel transito egli le chiese:

— L'amate?

— L'amo!

Tacquero. Al primo chiarore, Elisa alzò gli occhi su di lui. Era, non era, una specie di immensa, di malinconica pietà? un'interrogazione indistinta, forse gratuitamente attribuitagli, ma il cui solo pensiero fe' salire alla fronte di lei una altera fiamma?

— Lo sposo, — disse semplicemente, come una risposta.

— Certo, — assentì Marcello.

E di nuovo, entrarono nel buio e nel silenzio delle viscere dell'Appennino.

***

Nel corso del viaggio, ella gli disse tutto. Da prima come a forza, per una violenza fattale dall'indole speciale e dal passato della loro amicizia. Poichè a lei pareva che le sue ragioni, le sue incongruenze, le sue successive disfatte, dovessero parergli qualcosa di grottescamente puerile, che dovevano tornare inconcepibili al suo senno pratico. Ma, al suono della voce concitata, tremante di Elisa, davanti a quel fiore d'anima amante che sbocciava trepido innanzi a lui, si risvegliava l'attenzione tenera dell'uomo a cui sono noti, e sa quanto sono rari a trovarsi, i genuini tesori del cuore. Ogni traccia di sollazzevole celia era scomparsa dalla sua fisonomia, fatta subitamente grave e dolce, come quella di un padre. Sotto l'impero di quel mutamento s'acquietava l'indistinto timore di Tecla, la sua idea che in lui si dovesse estrinsecare lo sprezzante giudizio dei tanti che avrebbero condannata la sua felicità avvenire. Ed egli l'udì senza interromperla, e quando ebbe finito, le disse solo quasi teneramente: