— Comprendo.

— L'avevate preveduto forse? — chiese Elisa, con un'inflessione di voce che implorava l'assenso.

— Presentito piuttosto. Sapete cosa mi ha fatto pensare al pericolo? L'assoluta vostra cecità nel volerlo ravvisare. Ma ciò poteva anche essere un elemento di salvezza per voi, perciò non volli precisare il mio consiglio. Più tardi, a misura che le vostre lettere si riempivano di lui, pensai che egli andava riempiendo il vostro cuore. Cessaste poscia, nelle vostre lettere, di parlarmi di lui. Vieppiù immaginai ciò che adesso mi è noto.

— E — chiese Elisa con un piccolo riso nervoso — mi trovate una grande imprudente, un essere assurdo, illogico?

— No, trovo anzi che tutto ciò, in un certo senso, è affatto logico. Non ve ne fo taccia alcuna. Avevate un immenso bisogno d'amore!... Dovete aver molto lottato, molto sofferto!

— Molto — rispose semplicemente Elisa.

— Ebbene, Dio benedica la vostra risoluzione! A me non resta che un'attesa soltanto; ch'egli sia degno di tutto ciò.

— Oh! — disse Elisa, — il mio Roberto!

E tutta la squisita passione del suo cuore, la cieca tenerezza di tutto l'esser suo, vibrò come una nota di paradiso nell'intonazione molle, sussurrata di quella parola.

Marcello la guardava, attento. Poichè di rado nella vita è concessa questa sublime cosa, di vedere in faccia l'amore, l'amore solo, unico supremo signore di un animo!