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Davanti all'atrio della palazzina in via S. Gallo il landau nuovo della contessa Serramonti, coi due bellissimi Mecklemburghesi, stava in attesa della signora.

Con grande meraviglia di Giacomo, il cocchiere, la Contessa aveva preso uno speciale interessamento ai dettagli ed all'assieme della delicata funzione dell'attacco. Ce n'era voluto, perchè si chiamasse soddisfatta. Del resto, avrebbe potuto benissimo risparmiarsi l'incomodo. Un cocchiere fiorentino e il giorno delle Corse! Quasi personale, la questione!

Giacomo attendeva ora, e da un bel po', immobile nella maestà della sua classica posa di attesa. Un palafreniere stava ritto dinanzi ai cavalli, un po' snervati dall'indugio, e che protestavano a modo loro ora scalpicciando leggermente sul terreno, ora allungando il collo e stiracchiando i filetti. Pietro, il domestico, stava in piedi, pronto presso la portiera. In disparte, dietro una vicina macchia di oleandri, si dissimulavano le faccie curiose della moglie e della figlia del portinaio, mentre da una finestra a terreno si vedeva far cautamente capolino la berretta bianca e la faccia rubiconda del capo di cucina.

Di solito, la Contessa, non fa aspettare la carrozza. Ma oggi! L'ha ordinata per le quattro, e sono quasi le cinque. Giacomo si rode un pochino in cuor suo. Ha paura di giunger tardi sul Prato, e che al suo equipaggio non tocchi un buon posto.

A un tratto, si scuote, si erige sulla persona, stringe più saldamente le redini fra le mani. L'invetriata interna dell'atrio viene spalancata da Andrea, il quale si ritrae tosto per lasciar passare la Contessa. Elisa si trattiene un istante sulla soglia per dare qualche ordine al suo vecchio cameriere. Nel piccolo gruppo di quelli che attendono non si produce il minimo atto che si permetta una qualsiasi espressione. Ma i loro sguardi tradiscono una specie di abbagliamento. Ella lo avverte, lo constata, e un assurdo lampo di gioia attraversa il suo cuore di donna. È il primo effetto ch'ella fa. Ma dunque è bella... anche per loro! dunque ha raggiunto il suo scopo!...

Lo ha raggiunto, perchè lo ha voluto, perchè, per raggiungerlo, ha riunite tutte le forze, perchè tutto ha contribuito docilmente a coadiuvarla. È bella in un modo nuovo, splendido, e pure indefinibile. La sua toilette è un'opera d'arte, creata col concetto del genere speciale, compromesso — non sempre facile a toccare — tra la toilette di giorno e quella di sera, quale il cielo e le consuetudini fiorentine permettono di sfoggiare alle Corse. Una raffinata poesia di tinte neutre, una squisita indecisione fra il colore della perla e quello del fior d'elitropio, su cui corre una trasparente sfumatura di trine. La sapiente maestria del taglio ha secondata amorosamente la grazia femminile ed eletta delle forme.

In capo Elisa reca un piccolo diadema di tulle della stessa tinta dell'abito, una specie di corona aerea che non cela la tinta un po' varia della capigliatura, ma che neppure adombra la purezza raggiante della fronte, la gloriosa luminosità di due occhi beati. Ogni più minuto dettaglio di quell'acconciatura è un contributo sommesso, intonato alla perfetta armonia dell'assieme: da tutta quella delicata squisitezza di foggie, di tinte d'accessori si sprigiona una seduzione vaga, irresistibile, penetrante come l'olezzo strano d'un preziosissimo fiore di serra. Sul volto di Elisa sta una misteriosa poesia, una tenerezza ineffabile di emozione velata. Poche volte nella vita la donna ha titolo ad esercitare quella specie d'incanto; è solo quello dei grandi momenti, delle ore culminanti del suo destino. Per Elisa è una di quelle volte, per l'appunto! Entra in carrozza, si nicchia nel suo cantuccio in quella incosciente grazia di posa che le è tutta speciale. Andrea depone sui cuscini, di fronte a lei, un leggero pardessus, un piccolo panierino di paglia pieno di gallettine inglesi, di langues de chat, poi un grosso mazzo di vaniglia e di rose bianche. Il tempo non potrebbe essere più splendido, neppur esso, nè più complice di così. Elisa apre l'ombrellino grandissimo con un ampio falbalà di trine spioventi, e la testina s'incornicia adorabile sulla marcellina bianca dell'interno. Consegna al domestico il biglietto speciale per l'entrata al recinto; quello lo ripone, chiude la portiera, d'un balzo è a cassetta, accanto al cocchiere che attende il cenno della partenza... Elisa indugia per un attimo, per un secondo. Ma tosto si decide:

— Avanti, — dice quietamente al cocchiere.

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