Si arresta a un tratto confuso, rammentando che la Serramonti è una signora austera, d'idee arretrate, che non ama neppur l'odore degli scandali e dei fatterelli di quel genere. Infatti ella non sorride, non chiede nulla.
Ride egli, come un monello colto in fallo e muta abilmente conversazione mentre pensa in cuor suo:
— Peccato, quella bella donnina, così elegante! Ma non all'altezza dei tempi. Con lei è inutile aver dello spirito. Che danee traa via! direbbe Ferravilla.
***
Quando Marcello Plana fu di ritorno dalla visita fatta gli bastò uno sguardo per capire a un dipresso cosa fosse avvenuto. Il mutamento di Elisa non era ancora percettibile agli occhi d'altri. Ma egli lo avvertì.
Alla prima occasione propizia, ella lo chiamò.
— È vero? — gli chiese.
— Corre voce. Forse calunnie, pettegolezzi.
Ma Elisa lo fissò in volto. Poi disse sommessamente: — È la verità?
Era la verità. — Ginevra aveva saputo cogliere il momento migliore, quello in cui l'amor proprio dell'uomo che credeva di esser trattato come un fanciullo aveva bisogno immediato di una vendetta, d'una rivincita... pur che fosse. Essa lo aveva preso là dove Elisa l'aveva lasciato. Ciò ch'era stato per la Serramonti un terrore, un ostacolo, il perchè della reazione, era stato per Ginevra semplicemente il... punto di partenza. Così l'aveva preso, così era diventato suo, così s'era fatto, come un tempo Dino Follemare, l'amico intimo di casa d'Accorsi.