Della contessa Serramonti non si parlava più. Era stato un episodio freddo, scipito, senza conclusione.

Parecchi invidiavano Roberto, altri ne ridevano. Ma tutto ciò era perfettamente accettato dalla società.

Un'altra pausa, un'altra occasione, e Marcello chiese sommessamente ad Elisa:

— Volete partire?

— No... rimango.

Ed egli non insistè. Comprendeva cosa reggeva quella donna nell'ora più crudele della sua vita.

***

Più tardi, Elisa chiese a sè stessa cosa fosse accaduto nell'animo suo, in quei momenti. Non seppe mai definirlo bene. Forse l'intensità stessa del colpo toccato le intorpidì il pensiero, la sensazione. La sovvenne forse un istinto cieco d'altera verecondia.

No! nessuno doveva sapere. Perciò non svenne, non si tradì comechessia. Così potè superare la vetta del suo calvario, il momento, cioè, in cui la Duchessa, camminando a piedi, seguita da un corteo di giovani fra i quali era Roberto, ravvisandola a un tratto, venne festosamente a salutare quella cara contessa Serramonti.

Stava ella ora alla portiera a cui s'era poc'anzi accostato Roberto, le due signore scambiavano parole cortesi e indifferenti. Elisa era bianca come il marmo di un mausoleo, ma in pieno e guardingo possesso di sè stessa.