La Duchessa aveva sdegnato in quel giorno di vestirsi come il più delle signore. Portava il vero costume di corse, inglese, di una tinta oscura quasi monacale.

Ma era d'una sfrontata audacia, il suo modo di portarlo, l'aderenza assoluta delle stoffe sulle forti anche, sul celebre busto marmoreo, sulla cui violenta bellezza il tempo non aveva avuto presa. La faccia sempre uguale, brutta, sciupata, formidabile a vedersi, e pure attirante come quella di una sfinge.

Stavano di fronte, chiacchierando come due eccellenti amiche. La Duchessa sapeva tutto ciò che quella donna aveva sofferto. Ginevra aveva saputo strappare dalle labbra di quel fanciullo le malcaute parole di confidenza in cui ella aveva indovinato ciò che Roberto stesso non aveva saputo indovinare, l'amore immenso nel sacrificio, l'immolazione nella rinunzia di Elisa. Ma essa non aveva creduto di illuminarlo su quel proposito; l'aveva solo... consolato.

Così Elisa aveva tutto perduto, la battaglia e lo scopo di essa, il frutto della prima lotta e il fiore della seconda. Ora non le restava che di stare in piedi, ritta sul campo, acciocchè non si sapesse perchè era tornata, quali ferite avesse toccate.

La Duchessa, udendo di lei, e vistala così bella, aveva provato un vigliacco bisogno di stravincere. Per ciò solo era venuta a salutarla. Ma non era contenta, non stravinceva abbastanza. Un'irrisione crudele saettava dagli occhi di Ginevra, mentre ella andava accatastando lodi delicate della bellezza di Elisa, notizie della sbalorditoia felicità di Marina, relazioni di avvenimenti mondani, frizzi e commenti sulle corse, sul concorso della giornata. Ma l'acuto sottinteso dei suoi sguardi pareva spuntarsi davanti alla serenità invincibile di quelli di Elisa, davanti all'orgoglio di quella calma, che pareva risponderle soltanto: Ti comprendo, so chi sei.

— Decisamente, — continuava Ginevra — ha avuto torto d'andar via, cara Contessa; il cielo l'ha punita della sua fuga.

— Davvero, Duchessa? E come?

— Oh! in tanti modi. Abbiamo avuto una Quaresima splendida. Mentre ella ci lasciava in abbandono, parlavamo sempre di lei, cogli amici comuni, vecchi e nuovi. Dio sa, quante volte si è sentita fischiare le orecchie! È stata in campagna, nevvero? Si vede, è fresca come una rosa. E ora si trattiene? Suppongo di no. Noi, in Svizzera, come il solito, coi nostri cavalli. Quest'anno abbiamo un rinforzo alla brigata, Roberto Rescuati colla sua quadriglia. L'ha veduta? Splendida, nevvero? Sarà piacevolissimo! A proposito, perchè non verrebbe anche lei?

Senz'attender risposta e voltandosi, con un fare negligente e pur imperioso, chiamò forte: — Roberto.

Il giovine ebbe un fremito, visibile. Ma lentamente, pallido, si accostò.