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Giunsero a casa.
Marcello Plana offerse il braccio ad Elisa per salire la piccola gradinata dell'atrio. Sentì ch'ella si appoggiava a lui per non cadere. Aveva il passo fiacco, trascinato di una vecchia.
— Posso venire a prendere vostre nuove, stasera?
— Sì, certamente.
E il timbro della voce era come spezzato.
Egli le baciò la mano. Ma la sentì inerte, fredda sotto le sue labbra. E sul volto di lei la serenità voluta, ottenuta a furia di pudore e d'orgoglio, aveva dato luogo a un pallore, a un'alterazione che pareva aver subitamente disfatta la splendida e delicata visione di poc'anzi. E, mentre ella stava immobile sulla soglia, assorta nella subita visione di ciò che aveva avuto in cuore, lasciando quella casa, di ciò che aveva in cuore, tornandoci, egli ebbe l'impressione di qualcosa che somigliava allo spettacolo di una morte.
Non fece parola, se ne andò.
Quando venne, come aveva promesso, erano le dieci. Trovò la Contessa sola nel suo salottino. Non indossava più la toilette delle Corse, era vestita semplicemente d'un abito da casa. Sul tavolino di peluche stava la lucernetta di argento a strisce ondulate col grande paralume rosso, che, raccogliendo l'intensità dei raggi sugli oggetti immediatamente sottostanti, lasciava le cose e gli aspetti più lontani nella semi penombra rosata della sua trasparenza. Per un po', parlarono distrattamente di cose indifferenti alternando le pallide frasi svogliate a lunghi periodi di silenzio. Forse avrebbero continuato più a lungo così, se a caso i loro sguardi non si fossero incontrati su un piccolo mucchio di giornali e di lettere; il tributo, ancora intatto, della posta serale che giaceva sul tavolino al solito angolo. E quella piccola circostanza ebbe uno strano effetto. Tornò vivo, presente ad entrambi, il ricordo di ciò ch'era stato il principio di tutta quella strana, assurda storia, la sera in cui ella, tenendo in mano trionfalmente la lettera di Tecla, aveva esclamato ridendo: Ah!... il marito di Marina!
Si guardarono, memori. E sotto l'urto di quel ricordo, dopo aver invano tentato di sorridere, di non parlare, ella ebbe irresistibile un'esplosione ch'egli, che pur non l'aveva sollecitata, non contradisse. Trovava anzi ch'era tempo. Lasciò ch'ella dicesse, confusamente dapprima, poi con incalzante intensità d'immagini, la intollerabile angoscia del suo cuore.