Ebbe un piccolo grido acuto, di quelli che può strappare anche una sensazione incomportabile di dolore fisico. E le sue lagrime si asciugarono, come se, rapidamente, le fosse passato un tizzone acceso dinanzi agli occhi.

— Pensate, ah! pensate, cosa essa farà di lui, del mio Roberto! come saprà spegnere in lui ogni nobile germe, ogni aspirazione anche inconscia verso il bene, con qual cura sopprimerà nel suo cuore tutto ciò che io avrei rispettato, onorato... fatto fiorire. Essa farà di lui ciò che ha fatto di Follemare, di Carisi, degli altri, corroderà il fiore della sua gioventù nei lacci di un adulterio vile, abile, sereno, senza pericoli, come li accetta il mondo, come li approva la società. E credete forse che l'ami? che, esaurito il suo capriccio brutale, egli rimanga qualcosa per lei?... E pensate!... è vecchia, più di me! E io, io...

S'alzò, nel cieco parossismo del suo dolore, percuotendosi la fronte coi pugni chiusi.

Marcello afferrò quelle povere mani insensate, e accostando a sè quel corpo, convulso, sbattente, le piantò in volto l'austera serenità di un rimprovero. E poichè conosceva Elisa, poichè sapeva a quale altezza di sensi era nata quell'anima, egli osò, in quel momento, rivolgerle una strana domanda:

— Ebbene, Contessa, vorreste esser voi ora, al suo posto?

Sotto quello sguardo, che voleva una risposta, si calmò ad un tratto quel folle impeto di rivale sconfitta. Due correnti si urtarono un istante violentemente in lei; la carne e lo spirito. Ci fu un secondo, un lampo di lotta.

Poi, ergendo il capo, assurgendo lentamente, con tutto quanto l'esser suo:

— No... — disse tranquillamente. — Meglio così!

***

Una cosa ancora accadde prima ch'ella si allontanasse di lì, e mentre Marcello, per sorreggerla, teneva ancora strette nelle sue quelle mani tremanti. Egli sentì ad un tratto che le unghie di quella donna si configgevano penetranti nelle sue palme. Sentì (era aperta la finestra che dava sul giardino) risuonare all'uscio del cancello una breve, quasi timida scampanellata.