Ella pensò un momento; poi disse: — Sì, è vero. Le fattezze sono regolari. Ma non mi sembra che la fisonomia esprima molto. Non è certo quello che si chiama una figura interessante.
— No, per ora e nel vostro senso. Voi siete soprattutto, troppo forse, abituata ad apprezzare, nella fisonomia d'un uomo, solo ciò che vi è di intellettuale. Vi siete fatta una strana idea della bellezza. Siete troppo esclusiva in favore di un dato sistema delle sue manifestazioni. Permettete ch'io vi ripeta che il vostro figliuolo è bello, e che voi non lo sapete e, ciò ch'è più grave, che per ora non lo sa neppur lui.
— Ebbene tanto meglio! non sarà uno dei soliti Narcisi, ed io potrò più facilmente adempiere la mia missione.
Sulla nobile fisonomia di Don Marcello passò un'espressione rapida e bizzarra; un baleno, quasi tenero, di pietà.
— Sì — disse lentamente — vi credo.
Ella si mise a ridere: — Come siete grave!...
Subito si fece grave ella stessa. — Povera Tecla! — disse con un sospiro.
Egli ebbe una smorfia curiosa. — Uhm. L'amate molto, nevvero?
— Oh tanto! È così cara, così infelice! E voi pure, se la conosceste, ne sareste entusiasta!
— Perdonate, non ho l'entusiasmo facile. Mi pare che quella donna deva essere un po'... come dire?... avventata nelle sue imprese. Se foste a tempo, vi darei un consiglio. Anzi ve lo do, per ogni buon caso. Non accettate la missione che la vostra amica crede bene di affidarvi.