— Tutto.
— Anche le disillusioni possibili?
— Anche quelle.
— Sta bene. E mandatemi al più presto la notizia del matrimonio di donna Marina col vostro figliuolo.
— Lo spero... con tutto il cuore.
Dopo di che, don Marcello Plana le baciò la mano, come soleva, e se ne andò.
IV.
È giunta anche da noi ora questa moda di prolungare la dimora in villa sino ai primordi dell'inverno, e i primi freddi si soffrono coraggiosamente in campagna, nei casoni dai vasti ambienti, con sì provvida cura destinati dagli avi nostri a riparo e sollazzo pei tempi estivi. Ma di ciò ne conforta il pensiero di essere delle persone molto chic e di condurre vita inglese e per questo, forse, degli agi cittadini si lascia generosamente il monopolio ai forestieri e specialmente agli inglesi. Ma, in qualunque epoca avvenga, è sempre gaia la rientrata della società fiorentina nei suoi quartieri d'inverno. Subito, senza attendere la pedantesca epoca fissa del prossimo carnevale, s'inaugura l'êra di alcune piccole riunioni intime, ove ogni beltà regnante fa il novero dei suoi fedeli, e dove si dispongono le avvisaglie delle fazioni campali della stagione. Ma il luogo ove ferve più palese la nuova manifestazione della vita elegante fiorentina è indubbiamente: le Cascine.
Quivi si tengono le prime riunioni, si fissano i giorni pei tiri a quattro, coi drags o coi mails, quelli del tiro a quattro alla Daumont, quelli delle mezze gale o delle gran gale. Si rivedono zelantemente le buccie ai nuovi attacchi, e, ahimè, anche al contenuto dei nuovi attacchi! Si constata se la campagna ha data una ruga di più alla signora tale o dei colori troppo vivi alla signora tal'altra. Si segnala la comparsa di una nuova stella, l'americana o l'inglese dall'enorme assegno dotale, ovvero della piccina d'un'illustre famiglia paesana, che, a somiglianza d'una farfalluccia testè liberata dalla sua crisalide, ha lasciato in villa le gonnelline corte della ragazzetta e aspetta, con un gran batticuore, il primo gran ballo della stagione.
Si è generalmente lieti di ritrovarsi in quell'epoca e tutti hanno fretta di farsi vivi. Nel viale a destra, quello che costeggia l'Arno, e dove si accaparra sì a lungo il tepore e la gaiezza del sole, aumenta ogni giorno il concorso dei legni e della folla. Oggi, per esempio, in questo giorno ch'è dei primi di dicembre e che non ha nè nubi, nè vento, nè freddo, sono quasi le Cascine delle grandi epoche, le più belle dell'anno. Sembra una rassegna della grande armata mondana, tanto il viale brulica di equipaggi. A destra le vecchie foglie morte ed accartocciate prolungano negli alberi il lutto del morto estate, mentre la tunica di Nesso dell'edere poderose dà loro la scalata, coll'ingordo verde che le riveste e le consuma. Lontano, sotto le arcate sforacchiate dei viali negletti, erra qualche coppia sentimentale cui la folla non attira; passa qualche chiuso brougham di convalescente, qualche carrozza signorile, il cui percorso è prestabilito da un marito vecchio e geloso, qualche equipaggio colle assise nere e un carico di bimbi e di governanti in lutto grave. E ogni tanto il trotto di qualche cavaliere solitario, che vuol gustare davvero, non distratto, il piacere di cavalcare, echeggia sonoro sul terreno.