Elisa era venuta appositamente alle Cascine per vedere il suo protetto, a cavallo.
Gli fece i suoi cordiali mirallegro, provando vero piacere a vederlo sì bello e sì disinvolto.
— Lo scriverò alla mamma, — soggiunse con un sorriso di approvazione indulgente. — Siete sotto lo sguardo di giudici competenti, e vedo che vi approvano.
Senza muovere il capo, colla coda dell'occhio accennò il gruppo di sportsmen che stavano osservando Roberto.
La fresca e rosea epidermide del volto del giovane si colorì vivamente, sotto l'impressione genuina dell'amor proprio soddisfatto.
— Com'è fanciullo! — pensò Elisa con una specie di commossa indulgenza.
La Duchessa frattanto aveva lasciato cadere il suo occhialino.
— Una bella creatura, quel cavallo! — sentenziò.
— Stupendo! — disse Guido d'Aspano. — Non sono venti giorni che è arrivato dall'Inghilterra. L'ho visto da Huber. Neri Speroni ne andava pazzo. Huber ne chiedeva cinquemila franchi. Ma Speroni l'avrebbe rovinato subito, mentre invece mi pare che il suo acquisitore sia un discreto cavaliere.
— So chi è, — disse Dino di Follemare. — È alloggiato alla Pace e desina al Doney. Di provincia... delle Marche, che so io. Ressuati... Rescuati, o qualcosa di simile.