Ella s'accorse di qualcosa. Uno sgomento l'invase. Ma Dio mio! come fare con quel benedetto ragazzo, che non s'interessava a nulla!

Sbagliava. Ma Roberto era abituato a far da sè, e quella specie di tutela, per quanto gentile, gli pesava alquanto. Glielo aveva detto la mamma, un po' troppo detto forse, che la contessa Elisa avrebbe fatto, detto, pensato per lui. Gli pareva finito, dopo tutto, il tempo dei precettori. E di quello non se ne poteva fare certo un compagno.

Contuttociò, la presentazione alla Duchessa ebbe luogo nella quindicina e Ginevra fu gentilissima per Roberto, che invitò subito ai suoi famosi lunedì sera. Il giovane ci andò una volta e non si divertì punto. Ci tornò, ma dopo parecchie settimane, una sera che si ballava e che c'era anche Elisa. Questa ebbe un momento di contentezza intima quando lo vide schierarsi al posto per i lancieri vicino a Marina Negroni. — che bella coppia, pensò in cuor suo. — E se fosse il cominciamento?

Una bella coppia veramente: alti entrambi di statura, robusti, freschi. Un'analogia, quasi, una somiglianza nella calma delle loro parole, dei loro gesti, delle mosse. A più d'uno colpì lo sguardo quella strana armonia d'aspetto e una vecchia amica della Duchessa si credette in dovere di fargliela rilevare.

— Guarda un po', Ginevra, come stanno bene assieme tua figlia e quel nuovo. Chi è?

— Chi? Ah! il protetto di Elisa Serramonti. Sì, non c'è male.

— Pure, non ha l'aria di uno dei soliti suoi fidi. È ricco? Di buona famiglia?

— Conte Rescuati. Cinquantamila franchi di rendita.

— Ah! un partito, allora. Ma andrebbe benissimo per Marina.

— Oh! sai che di ciò non m'impaccio. Marina sa il fatto suo... Ma non credo che sia il caso...