Si arrestò, ridendo.

L'altra rise pure, ma un po' incerta.

— Come? — disse poscia con un sogghigno pieno di malizia interrogatrice.

— È qui da qualche tempo? — soggiunse.

— Oh, non so... un mese, due, tre... L'abbiamo trovato qui. Pare ch'ella faccia la sua educazione.

— Oh! — disse l'altra.

E di nuovo sulla sua bocca sdentata (era vecchietta assai quella cara contessa Flora Bandi Corvini) un lampo passò, maligno, fugace, ove pareva ricapitolarsi tutta la sua esperienza di tanti anni mondani.

— Quella cara Marina! — disse, dopo un momento. — Ma sarebbe un'occasione eccellente, anzi un'opera buona!...

— Mia cara Flora — rispose la Duchessa ridendo — Flora le opere buone le fa per conto suo e non di seconda mano. Del resto, come sai, la contessa Elisa è al disopra di ogni maligna interpretazione dei suoi atti. Ella santifica tutto ciò cui mette mano. Che direste di un'altra tazza di thè, mia cara Flora?

La cara Flora prese il thè, che le recò per ordine superiore e colla sua solita grazia rassegnata, Dino di Follemare.