Ebbe un sorriso triste. Oh, ella non si era ingannata giudicandolo tanto fanciullo, tanto: come gli altri!

Pensò a Tecla, e sospirò. Povera donna... povera madre! L'Augellin Bel Verde! E Marina Negroni? e tutti i suoi progetti, i suoi sogni? Invece, l'Augellin Bel Verde!... Non già che si meravigliasse tanto... Un po' di vita la conosceva, e la dimora in Firenze è piuttosto atta a capacitare anche le anime più ingenue di quanto esse potrebbero forse ignorare altrove. Ma così, per l'appunto...

Un giorno, da Vieusseux, s'imbattè colla duchessa d'Accorsi, che cercava una pubblicazione d'arte industriale del 700, per certi suoi mobili d'un nuovo salotto. Le due signore non si vedevano da qualche tempo e la Duchessa ne espresse cortesemente il rammarico ad Elisa.

— Sempre occupata, mia cara? E neppure quel caro Rescuati non si fa vivo! Gli ho fatto le più commoventi avances per onorare la sua raccomandazione, ma mi ha dimostrata una nera ingratitudine. Peccato! un carissimo giovane. Ma una vera Pelle Rossa, per la sociabilità. Dovrebbe sgridarlo un tantino lei, Contessa... che ha tanta influenza sull'animo suo.

La Duchessa non era di buon umore quel giorno. Quei terribili nervi agivano sì direttamente, talvolta, sulla sua lingua.

Ma Elisa invece era molto calma e sorrise serenamente.

— Infatti, Duchessa, il conte Rescuati è colpevole di molte negligenze. È ancora un po' selvaggio forse e stenta ad orientarsi. Bisogna perdonarlo.

— Oh! — interruppe la Duchessa, — è imperdonabile, con una stella polare come quella che il destino ha messo a capo della sua vita!...

Il complimento era detto con molto garbo; pure Elisa ebbe il senso di una puntura.

Guardò in volto, fissa, la Duchessa.