A questo ella aveva già fatta la proposta della gita il giorno prima. Roberto, preso così all'improvviso, accettò l'invito, senza però dimostrare un soverchio entusiasmo. Breve, non osò ricusare, benchè ne avesse una voglia terribile, che la Contessa o non ravvisò o coraggiosamente neglesse.

Il convegno era per le otto in casa Serramonti. Si giungeva a Vincigliata alle nove e mezzo. Visita, lunch, due ore. Il ritorno poteva esser effettuato per il mezzodì.

Ell'era molto fiera di aver combinato tutto ciò. Era riescita finalmente a riunire, per quella geniale trottata, Marina e il suo protetto. Possibile ch'egli potesse sottrarsi completamente al fascino della bellezza di lei? Già parecchie volte i due giovani s'erano incontrati in casa sua o nel suo palco alla Pergola e non parevano trovarsi male quand'erano insieme. Marina sapeva qualcosa dell'arte ippica, non era mai noiosa, non sfoggiava cognizioni inquietanti. Era seria, con una semplicità di modi e di frasi che parevano far fede d'una mente solida, scevra da preoccupazioni personali. Ella non pareva mai in causa. In realtà aveva un'unica, suprema preoccupazione: sè stessa e il suo avvenire; non si perdeva di vista, neppur per la frazione di un secondo. Aveva immediatamente subodorati i progetti della Contessa sul suo conto e sul conto di Roberto. Ma serbava accuratamente per sè quella cognizione. Istruita da una amara sequela di esperienze, non si faceva illusioni, ma stava in agguato degli eventi. Non aveva la fede, quella che salva, ma faceva lo stesso, coraggiosamente, il suo dovere.

Il che è ammirabile, come sapete.

La Contessa s'era alzata alle sette, ed era già pronta quando le recarono una letterina, testè consegnata ai suoi dal domestico di Roberto. Il conte Rescuati, dolentissimo, si scusava. Un violento raffreddore lo obbligava a letto. Mille scuse. Oh, un profluvio di scuse!

Dolente, ma soprattutto inquieta, la Contessa volle interrogare il domestico latore del biglietto. Un fiorentino puro sangue, raccomandato a Roberto da Neri Speroni. Corretto, inappuntabile, con un par d'occhi scintillanti, che dovevano averne viste di vario colore. Aveva profittato dell'occasione per condurre a spasso Arnetto, il cane lupetto, tutto bianco, del suo padrone.

Rassicurò rispettosamente la signora che lo interrogava.

— Il signorino era venuto a casa per tempo la sera prima, e s'era coricato con un forte dolor di capo. Gli aveva detto di svegliarlo per tempo la mattina; poi quando si doveva alzare... insomma... non aveva potuto, per il grande raffreddore. Ma cosa da nulla. Un po' di letto e tutto passerebbe.

Elisa congedò il domestico colla sua solita affabilità e rimase impensierita e mortificata. Che contrattempo per tutte le sue combinazioni!... E purchè davvero non fosse nulla quel raffreddore! A volte cominciavano così alcune malattie.

Volontieri avrebbe rimessa la gita ad un altro giorno. Ma era tutto combinato e non si poteva. Chiamò Pietro, il suo vecchio domestico, e gli raccomandò che andasse verso le undici e mezzo a prender notizie del conte Rescuati. Le avrebbe così, recentissime, al suo ritorno.