Gli altri invitati, non essendo stati colti dal menomo raffreddore, giunsero tutti all'ora indicata e udirono imperterriti l'annunzio dato loro dalla Contessa del mancato intervento del giovane Rescuati. La coppia esotica non lo conosceva. Gerra e Sant'Eremo non avevano per lui una simpatia molto pronunziata e Marina non parve affatto turbata da quell'annunzio. Sperò colla Contessa che fosse cosa da nulla.

La comitiva si mise in moto, con tutta la buona voglia immaginabile di godersi la gita. La mattinata era freddina ma bella e nei due landeaux la conversazione non languiva. Nulla avrebbe potuto far sospettare le materne apprensioni della Contessa e l'acerbo, il cocente disappunto di Marina Negroni.

L'arrivo, la visita al Castello, il lunch, tutto ebbe luogo felicemente e nel modo più indicato. La coppia forestiera fu al colmo dell'ammirazione e dell'entusiasmo e tutti lasciarono quella strana e splendida dimora colla solita dose di trasporto per la bellezza delle cose vedute e per l'intensità dell'impressione generale. Al ritorno, la Contessa ebbe un'idea, anzi, ne ebbe due. Volle percorrere la strada dei Colli, per farne ammirare le bellezze ai suoi ospiti forestieri. La mattinata era sì bella che tutti ebbero voglia di una passeggiata. Scesero dalle carrozze e camminarono sino al Belvedere, ove fecero sosta per ammirare quella infinita vaghezza di prospettiva, quello spettacolo del quale sembra non potersi mai saziare l'occhio e l'animo di chi lo contempla.

Ma, mentre s'indugiavano lassù, alla Contessa parve vedere un po' di pallore sul volto di Marina. L'interrogò con premura... Si sentiva male?... — Ma no... tutt'altro!... Era un po' di appetito.

Si constatò il fatto, ridendo. Si constatò pure che, per una strana coincidenza, esso si riproduceva in varie proporzioni su parecchi fra i componenti la brigata. Il lunch era stato copioso, ma un'ora e mezzo di trottata, quel po' di moto fatto a piedi, l'arietta frizzante...

— Se si facesse colazione qui? — suggerì a un tratto la Contessa.

La proposta fu accolta ad unanimità di voti. Solo si trattava di trovare un luogo atto a realizzare il progetto sì bene accolto.

Il viale dei Colli è poco frequentato durante l'inverno.

Bello, ideale qual'è, oggetto d'ammirazione e d'invidia pei forestieri che lo visitano, non gode, quanto meriterebbe di goderle, le simpatie dei Fiorentini. Per questi l'attrazione delle Cascine è tuttora senza rivali, poi non amano stancare, sulla lunga salita dei Colli, le loro celebri pariglie di cavalli. Neppur durante l'estate quest'incantevole passeggiata riesce ad accaparrare gran concorso di gente. I non molti caffè, restaurants, birrarie che si trovano sul suo percorso, fanno affari discreti, ma nell'inverno sono chiusi quasi tutti. Sant'Eremo rovistò alquanto nei suoi ricordi del luogo, poi si offerse quale esploratore. Si assentò per un quarto d'ora e tornò trionfante, gridando da lungi: Eureka! Aveva trovato. Un piccolo restaurant civettuolo, a foggia di châlet, nicchiato in una specie di giardino. Un'abbondanza d'edere, di ligustri, di lauri, alternati a fitte e spesse macchie di bambù, davano a quel luogo una falsa, ma invitante apparenza di episodio estivo, in mezzo alla nudità jemale della campagna circostante. Perennemente aperto, quel piccolo stabilimento, filiale della casa Doney e nipoti, gode di una certa riputazione gastronomica, ed è spesso fatto scopo delle gite di gaie comitive fiorentine.

Quella della Contessa fu premurosamente accolta dal personale disoccupato, nella vasta sala pressochè deserta, dove alcuni tavolini soltanto erano occupati da qualche esotica figura di touriste inglese o tedesco. Il duca di Sant'Eremo assunse la direzione degli eventi, e fece preparare un tavolo in disparte, in una specie di recesso, davanti ad una larga porta a vetri, che permetteva la vista del giardino e della vaghissima prospettiva sottostante. La colazione fu tosto imbandita, e già le chiacchiere s'incrociavano, quando un piccolo avvenimento venne a distrarre per un istante l'attenzione della comitiva. Un allegro schioccar di frusta echeggiò sul vialetto che faceva capo al restaurant e subito si vide avanzarsi con trionfale rapidità un drag a quattro cavalli con un carico di giovanotti, Neri Speroni e consorti, fra i quali spiccavano due toilettes femminili. Una di queste toilettes sfoggiava tutti i suoi pregi di vistosità sgargiante sull'alto seggio del legno, a fianco dell'auriga. E l'auriga era Roberto Rescuati Melli.