La contessa ravvisò tosto il suo «figliolo.» Indovinò (forse non era difficile il farlo, neppur per lei, tanto n'erano caratteristiche la bellezza e l'acconciatura) chi fosse quella specie di signorine ch'egli conduceva lassù, in sì gaia comitiva. Non era nè abbastanza giovane, nè inesperta del mondo per dare soverchia importanza a un fatto che l'amabile disinvoltura della gioventù fiorentina le aveva messo qualche altra volta sott'occhio! Pure, provò un senso impetuoso e indicibile di pena.
Pensò a Tecla. Oh s'ella vedesse suo figlio così. E quella menzogna, così inutile, così bassa, del biglietto inviatole! Un violento rossore le salì alle gote, volse il capo con un atto involontario, affatto istintivo. Marina represse l'ombra di un sorriso e non battè palpebra. Gli uomini scambiarono un rapido sguardo d'intesa che si ripetè parecchie volte, quando Neri Speroni, recatosi a terra d'un salto, invitò con molta galanteria la bella compagna di Roberto a volersi gettare nelle sue braccia, se aveva la menoma idea di scendere e di far colazione. La signorina faceva delle difficoltà e mandava degli strillini da pavoncella spaventata, ma poi si decise e calò con mirabile arditezza, al conseguimento della quale non doveva essere estranea una certa abitudine dei ponti sospesi e d'altri praticabili della scena. Capitò dall'alto, come una vera rondinella ch'ell'era, mentre l'altra signora, evidentemente un olocausto al decoro della famiglia, fu laboriosamente calata a braccio da un domestico, in mezzo agli evviva incoraggianti di quei signori.
La lieta brigata fe' irruzione nella sala del restaurant, dirigendosi verso un tavolo poco lontano da quello ove la Contessa presiedeva tranquillamente al suo déjeuner; ma, giunto presso a questa, Roberto ed i suoi compagni si arrestarono... e un momento di visibile imbarazzo si produsse nel gruppo. Una vampa di fuoco salì alle gote di Rescuati. Esitò, incerto, se dovesse salutare; poi salutò, ma, subito, mutando bruscamente direzione, condusse il suo drappello quanto più lungi potè, all'altra estremità della sala, dove l'Augellin Bel Verde cominciò tosto a discutere, a voce molto alta, il menu.
La Contessa aveva già ripreso la sua conversazione con Madame Cholet sulle impressioni di Vincigliata. Donna Marina intratteneva gli uomini colla sua solita grazia riposata e la colazione procedeva tranquilla, nella serena ignoranza della più effusiva allegria, che si andava suscitando all'altra estremità della sala. Laggiù le risate echeggiavano, il diapason delle voci si alzava alquanto; ad ogni minuto si andava producendo lo strepito caratteristico dello stappare d'una nuova bottiglia, benchè Neri Speroni dichiarasse, senza complimenti, di non aver mai visto così ingrullito quel caro Bertino.
Finita la colazione, Sant'Eremo ebbe una idea felice. Chiamò uno dei camerieri, e fece aprire l'invetriata che metteva nel giardino. E di là, senza traversare la sala, abbreviando piacevolmente la via, escirono all'aperto la Contessa e i suoi amici.
Il ritorno si effettuò felicemente e la brigata si divise col solito scambio di congratulazione per la riescitissima gita.
La Contessa era appena rientrata nella sua camera, quando Pietro, fedele alle istruzioni ricevute, venne rispettosamente a darle conto della sua missione. Era stato, alle undici e mezzo precise, a prender notizie del signor conte Rescuati. Aveva parlato col suo cameriere, quello stesso ch'era venuto alla mattina. Il signor Conte era tuttora coricato, ma stava meglio e si alzerebbe per il pranzo. Faceva mille ringraziamenti.
— Sta bene — interruppe tranquillamente la signora e congedò Pietro.
Quando fu sola, si sentì, a un tratto, côlta da una grande malinconia. La volgarità brutale di quell'episodio le aveva fatto male. Oh lo sapeva bene che accadeva così... quasi per tutti: ch'era l'aria, l'atmosfera, l'immensa contagione della vita. Quelle piccole farfalle variopinte dall'esistenza effimera, quello sciametto di gaie tarme sotto il cui lievissimo morso, ripetuto all'infinito, finiva collo sbriciolarsi non ferito, no, solamente intignato, il cuore della gioventù!... Una passione, un'illusione, sincera per quanto errata, pazienza! Ma così!... E intanto, dall'altro lato, la schiera tacita, malinconica dei cuori condannati alla vana attesa, i poveri cuori assetati d'amore delle fanciulle, di quelle che vivono scordate, trascurate... a cagione delle altre! Ah! povera Marina! E sarebbe stata così adatta per lui!... Stavano così bene assieme!... Facevano una sì bella coppia! Bellissimi entrambi.
Qui, un pensiero nuovo, inatteso, s'imbrancò fra quelli che irritavano la sua mente, e la fece sorridere. Si ricordò di ciò che le aveva detto Marcello Plana: lo troveranno bello e vi darà del filo da torcere.