Un principe regnante, se vi piace. A dir vero, il suo Principato non era di una vastità ragguardevole; comprendeva un territorio le cui proporzioni erano una via di mezzo fra la Repubblica di S. Marino e quella di Val d'Andorra. Ma tant'è, anche in quel ritaglio di Principato ci capiva uno scampolo di Corte, un minuzzolo d'esercito e un campioncino di Sovrano... Incorreggibile, quella Germania!

Donna Marina rimase un istante sopra pensieri.

La cameriera attese ancora, attonita, tanto erano poco abituali nella sua padroncina l'indugio e la procrastinazione. Soleva discutere a lungo, diligentemente, ogni particolare della sua acconciatura, in siffatte occasioni. Ma stavolta disse soltanto: — Suonerò — con un gesto di commiato che non ammetteva repliche.

La cameriera non osò insistere. Si eclissò in silenzio.

Allora, quando fu sola, donna Marina fece qualcosa d'insolito. Venne meno alla perfetta moderazione della propria immagine. E inconsciamente, proprio senza pensarci, assunse una delle più belle e sincere attitudini che una mente d'artista abbia mai attribuito ad un'immagine di donna. Stette, come sta la Saffo di Pradier, seduta, col busto ripiegato su sè stesso, colle mani nervosamente intrecciate attorno al ginocchio destro rialzato. Il capo chino, il collo teso, le labbra compresse, le nari allargate. Nell'incavo marcato delle occhiaie, lo sguardo lungo, calmo e disperato; lo sguardo saturo del convincimento dell'indifferenza di Faone!

Pure, donna Marina non aveva nulla di comune con Saffo. Era bella anzitutto e nessuno ignora che la storia ha ostinatamente negato questo privilegio all'infelice poetessa di Lesbo. Ma in quel momento, c'era un'identità. Anche lo sguardo di donna Marina vedeva qualcosa, qualcuno perdersi vagamente nelle brume dell'orizzonte. Non Faone per l'appunto... benchè... Oh! ma a ciò non bisognava badare... E quella che scompariva così, sempre così, era soltanto la solita larva!

Aveva venticinque anni ormai, quasi ventisei...

Oh! era terribile!... sentirsi bella, sapersi dotata di rare qualità di carattere e d'intelletto e colpita, ciò non ostante, dalla fatalità cieca di una condanna! Non poter essere amata, non saper destare una passione sincera, schietta, un desiderio acuto, irresistibile nel cuore di un uomo! Ma un uomo eleggibile, qualcuno ch'ella potesse sposare, che potesse darle una posizione normale, e toglierla a quella di ospite, di beneficata del Duca d'Accorsi. Ella che tutto sapeva, che tanto vedeva! Oh! sì, in quell'ambiente sì eletto, sì ricco, ove erano in apparenza sì largamente appagate tutte le vanità della donna, che continua flagellazione de' suoi più intimi e più sacri orgogli! E che brutale, che suprema necessità di non aver cuore, di difendersi sorridendo, senza allontanare, senza disgustare alcuno, sentendosi di fronte all'incredulità più o meno celata della vera rigidità dei suoi principii, all'ingenua meraviglia ch'ella non fosse abbastanza... figlia di sua madre! Marina aveva, tanto per suo conforto quanto per suo tormento, un'implacabile serenità di raziocinio, la visione precisa, netta, infallibile delle ferree necessità della vita. S'era prefissa uno scopo unico e nulla doveva distrarla da questa preoccupazione. Fare un buon matrimonio, che le procurasse una posizione larga, comoda, circondandola della stima, della considerazione generale: poichè di ciò sopratutto ell'era assetata. Lo sapeva bene ciò che il mondo vuole, per accordarvi il sorriso del suo placeat, il privilegio delle sue indulgenze! E in questa sua guerra di conquista, colla coscienza della mancanza del più valido dei mezzi, il dono di piacere, Marina aveva accuratamente, a priori, esclusa la possibilità di un altro intervento, quello dei proprii sentimenti, del suo cuore. A che le avrebbe servito, col suo sistema, colla sua volontà di riescire, in ogni modo, con una già preparata, sempre pronta immolazione dei propri sentimenti personali?

Cominciava, però, a esser stanca. La lunga, interminabile attesa la snervava. Ogni tentativo fallito pareva lasciare una delusione sempre più dolorosa nell'intimo suo. Le pareva che ella e il tempo non lottassero più a condizioni uguali. Credeva sempre al suo sistema, lo riteneva il solo attuabile, nell'anormalità crudele delle circostanze. Ma i sorrisi sereni, la calma imperturbabile, la grazia perfetta, l'uguaglianza tanto amena del suo carattere, oh lei sola sapeva cosa le costavano ormai! E quel doversi prestare, con apparente incoscienza, senza convincimento della riescita, ma solo per debito di coscienza, alle benevoli imprese degli amici... Quest'ultima, per esempio, il tentativo di Elisa, la sua ingegnosa trovata perchè ella potesse trovarsi col giovane Rescuati!

Non aveva mai creduto.... oh no.... neppure un momento. Non rammaricava che l'occasione perduta, s'intende.