— Ebbene, meglio per te, mia cara Marina. Allora, nè in questa, nè in altre occasioni, hai mai provato...
— L'amore, vuoi dire?
— Sì, l'amore, se credi. Oh Dio, ha tanti nomi, tante personificazioni! Sentimento, capriccio, distrazione, che so io....
— Oh! Ha tanti nomi, infatti. Ma vedi; qualunque idea rappresentino questi nomi, essa non è fatta per me. Non ho, pare, il dono d'ispirare quest'amore, ma neppure, grazie a Dio, la capacità di sentirlo. È un divertimento che lascio ad altri.
Quest'ultima frase le era escita, calma, dall'anima in tempesta. L'esasperazione gliela aveva strappata, quasi inconscia, dal labbro.
Ma la Duchessa non parve avvertirne tutta l'acerba portata. Guardò sua figlia con una specie di benevolenza indulgente, che Marina non riusciva a spiegare a sè stessa.
— Ah! così... proprio? Oh! non ti do torto per nulla; anzi. Ma ora che abbiamo assodato che il conte Rescuati ti è perfettamente indifferente... perchè è così nevvero? ti è perfettamente indifferente?
— Paganini non ripete, — rispose la giovane. — È assodato tutto ciò che vuoi. Scusa... dicevi?
— Dicevo, mia cara, soltanto questo. Cosa conti di fare stasera per la tua toilette? Abbiamo il principe di Hetzengenfeld... un uomo simpaticissimo, come sai.
L'accento sottolineava la frase. Marina comprese.