Una rapida, nuova specie di sofferenza le sfiorò rapidissima il cuore.

— Un'altra impresa? — chiese alla Duchessa, con un sorriso che le costò un grande sforzo.

— Un'altra impresa — rispose la Duchessa. — Ma la mia, questa volta.

VII.

Una cosa che a Firenze capita di raro, la neve. Era cominciata nella notte, ed ora, lì dalle quattro, s'era formato uno strato alto due buoni palmi e che dava un bizzarro aspetto travestito alla lieta città dei fiori. Un'uggia tetra e pallida incombeva sulle vie deserte, sui palazzoni severi e sui villini eleganti. I Lung'Arni erano vedovi della solita ressa di equipaggi e di pedoni; nelle vie interne, orribilmente infangate, passava frettolosa, sotto lo schermo dell'ombrello, qualche figura di forestiere o di affaccendato. Nella quieta, filosofica poveraglia fiorentina era lo stupore melanconico di quella novità, e il senso inquietante d'un freddo estraneo alle sue abitudini, un freddo cui non bastavano a riparare i soliti cenci, la sommaria e pittoresca divisa di chi sa di avere tutti i giorni un po' di sole in casa. Al Club i signorini sbadigliavano sonoramente. Che si farebbe oggi senza le Cascine? La sola persona che mostrasse un po' di buon umore era quel bel tomo di Neri Speroni. Aveva vinto la sera prima sei mila franchi, giocando con Berto Rescuati. Ordinariamente soleva sempre dir male delle persone colle quali vinceva al gioco, era un suo vezzo speciale. Ma stavolta fece una eccezione, si degnò persino di giurare che gli dispiaceva... parola d'onore. Era proprio un buon figliuolo, colui, e l'avrebbe sempre sostenuto a spada tratta, in ogni emergenza.

Decisamente, il «provincialuzzo» era presto diventato uno dei loro. Il che non è tanto facile quanto potrebbe parerlo. La società fiorentina che prodiga veri tesori d'indulgenza e di ospitalità pel forestiero propriamente detto, non è di sì facile accontentatura sul conto degli ospiti piovuti da altre regioni italiane. Ha anch'ella i suoi capricci, le sue ubbie d'antipatia; certi noviziati li fa fare lunghi ed aspretti. Ma così non era avvenuto per Roberto. Era piaciuta a tutti la sua estrema semplicità, la franchezza bonaria ed accorta del suo carattere. Certo, non potevano trovargli nè grande ingegno, nè uno spirito al di sopra del comune. Ma a ciò ed a quant'altro gli mancava, suppliva con un'eguaglianza di umore piacevolissima e con una facoltà tutta istintiva di condursi prudentemente e di non mai ferire le suscettibilità d'alcuno, pur difendendo, in modo acconcio, le proprie. Per indole allegro, generoso, gentiluomo sempre, egoista forse, ma di un egoismo ragionevole, senza esitazioni e colla piena coscienza del potere simpatico che esercitava senza fatica, era stato subito battezzato per un buon ragazzo. Era nota la sua famiglia, conosciuta la prosperità del suo patrimonio. La sua bellezza gaia, tutta vita, gioventù e salute, rallegrava gli occhi e il cuore. E le signore!...

Nell'Olimpo c'era già stato qualche tentativo d'accaparramento, non scoraggiato neppure dal poco misterioso riferto della storia dell'Augellin Bel Verde. Ma egli non sapeva ancora ravvisare il valore di certe mosse strategiche, eseguite a suo pro nelle alte sfere. Non era un'aquila quel caro Roberto e non aveva per anco acquistata la conoscenza completa di ciò che si potrebbe chiamare la sintomologia del futuro condizionale dell'amore. Ma forse questa ammirabile quanto involontaria ignoranza assumeva presso certi occhi interessati l'aspetto di una indifferenza o di una volontà che non ha fretta. Poichè suole talvolta la fortuna così maternamente e con tanta disinvoltura adoperare in pari tempo, in pro dei suoi favoriti, e le loro qualità e i loro difetti, ciò che possiedono e ciò che lor manca!

Quel giorno dunque a Roberto Rescuati mancava... il sole... appunto perchè, come sappiamo, nevicava. E gli mancava tanto quel matto sole fiorentino, ispiratore e complice di tanta gaiezza di vita! Come spenderle quelle due ore solitamente date alle Cascine? Che fare sino all'ora del pranzo, con quella neve che cadeva così, senza smettere!...

To'! E se andasse dalla contessa Elisa?...

Non c'era più tornato dopo quello sciagurato incontro lassù ai Colli! Una bella figura aveva fatto! Infatti, quando s'erano incontrati poche sere dopo, in casa Corsini, essa l'aveva accolto, gentilmente sì, ma non più coll'affettuosità speciale dei primi giorni. È vero che, per compenso, non gli aveva più parlato di Gallerie, di Musei, nè di serate al Circolo Filologico. E sua madre, che lo tempestava di raccomandazioni! Va dalla contessa Elisa... Spero bene che non trascurerai di recarti dalla contessa Elisa... Ah!... quelle signore trascendentali, che tutte avevano al loro attivo qualche specialità intellettuale e che parevano sempre in attesa d'una sua manifestazione di qualche genere. Ed egli, al suo attivo, aveva per l'appunto la storia della gita di Vincigliata!