Pure, sentì che, se non coglieva quella giornata favorevole, se indugiava ancora, non avrebbe più avuto il coraggio di presentarsi dalla sua protettrice ed avrebbe fatto, in ultima ratio, una figura da monellaccio. Perciò, si recò al palazzo di via S. Gallo, in carrozza e coltivando per tutto il tempo del tragitto un'intima e devota speranza che la Contessa fosse escita o non ricevesse.
Ma no, a farla apposta! Era in casa e riceveva.
Fu introdotto nell'ultimo salotto, quello dove ella soleva vivere la sua quieta vita intima. Elisa non aveva visite e stava leggendo. Le finestre erano chiuse e la camera illuminata da due lampade a becco solare, come se fosse di notte. Ma la luce era raddolcita e fatta rosea da due grandi paralumi di tulle bianco, su trasparenti d'un rosso chiarissimo. Un'invisibile bocca di calorifero dava all'ambiente un tiepore di primavera e nel piccolo caminetto d'angolo, dietro lo schermo d'un cristallo sul quale era inciso lo stemma della Contessa, scambiettava, viva e lieta allo sguardo, la vampa di una bella fiammata. Non oppressivo ma delicatissimo e sentito solo ad intervalli, l'olezzo misto di viole di Parma, di calicanthus precox e di gaggie, distribuite qua e là in certe fine conchette di cristallo Baccarat, s'univa all'aroma lievissimo dei biscottini di vaniglia posati su un tavolino in disparte, accanto al piccolo Somovar che andava levando il bollore. La Contessa era in veste da camera, cioè in una di quelle sfoggiate vestaglie che hanno un'eleganza tutta intima e speciale e che a lei stavano tanto bene.
Provò un senso di grata meraviglia, udendo annunziare Roberto, poichè cominciava ad essere inquieta sul conto del suo protetto e a discutere seco stessa se doveva o no scrivergli un biglietto. Volle compensarlo d'averla prevenuta e d'aver vinto l'imbarazzo del piccolo evento dei Colli. Lo accolse affettuosamente, con un sorriso dolce, che non si ricordava.
Egli provò, entrando, l'impressione bizzarra dell'illuminazione a quell'ora e questa valse a distrarlo dall'apprensione intima del primo incontro. Chiese subito cosa fosse quella notte anticipata.
Ella se ne scusò quasi. Ma era una vecchia, cattiva abitudine.
La sua vista, non molto forte, soffriva del riflesso crudo della luce nivea e tutto quel bianco le metteva un po' di malinconia. Perciò lo escludeva... Era ridicolo, naturalmente, sperava di non scandalizzarlo...
Oh!... scandalizzarlo... lui!...
Si mise a ridere di gran cuore. Non era facile a scandalizzarsi. Perchè non si dovrebbe far sempre ciò che accomoda? Gli piaceva anzi, quella notte in pieno giorno. E com'era elegante, la Contessa, con quella bella toilette!...
— Oh!... — diss'ella — è una satira questa?... Non è niente affatto regolare, la vesta da camera, a quest'ora. Ma mi sono alzata tardi e supponevo che, con questo tempo, nessuno avrebbe pensato a venirmi a visitare.