— Non mi aspettava dunque? — chiese il giovane.

Ella scosse il capo dolcemente.

— Non vi aspettavo più — disse con un accento in cui suonava un'affettuosa nota di rimprovero.

Egli arrossì e chinò la sua bella testina, dai finissimi ondulati capelli neri.

— Ha ragione — disse — e io ho tutti i torti. Ma ora mi perdona?

Aveva, così dicendo, una grazia insinuante, di bimbo abituato all'indulgenza, ma sincero nel pentimento.

Ella crollò il capo, ma con un sorriso così buono, che Roberto proseguì con marcata intenzione:

— Mi perdona... di tutto?

Ella comprese: la scena dei Colli tornò presente al suo pensiero. Ebbe un piccolo cenno, grave, di assenso. E quando, subito dopo, ella chiese a Roberto se aveva notizie di sua madre, c'era nella sua voce una calma assoluta, una dignità delicata di voluto oblìo di quell'argomento.

È sempre difficile, per una vera signora, il toccare certi tasti! Peggio per quelle che non hanno mai avvertito il valore di questa difficoltà. Molte hanno eletto di superarla e di ammettere quell'argomento. Non già che manchi plausibilità di motivi a questo sistema di concessione; sono tanto formidabili, ormai, quelle altre!... Si lasciano così poco ignorare! Ci può essere una specie di coraggio abile nella signora che si avventura su quel campo sdruccevole. Si può sfiorarlo, a rigore, senza insudiciare più in là che la suola delle scarpette e cavarsela con uno sfoggio guizzante di spirito e disinvoltura. Ma, per alcune signore, l'assoluta ignoranza, il noli me tangere dell'argomento è qualcosa che s'addice loro specialmente e torna più armonico all'estetica morale del loro essere. Evitano per istinto, per una indefinita paura, per non farsi male alle labbra, consentendo loro quelle allusioni.