Ella alzò lievemente le spalle.
— Per voi, se aveste un po' di buon senso e un po' di pietà pel sacrificio di altri, sarebbe la cosa più adatta alla circostanza. Del resto, fate voi. Sapete che io non recedo da una presa risoluzione. Se vi piace di rimanere e di affrontare i benevoli giudizi dei comuni amici... padronissimo. Sarà un pochino più spiacevole per voi, ecco tutto.
Egli aveva curvato la testa e stringeva fra le mani la fronte affaticata dal dubbio. Lo sguardo di lei cadeva imperioso e sprezzante su quella testa bruna e chinata. Dino aveva bellissimi capelli, fini come seta e ricciuti. Ginevra passò sbadatamente una mano fra quelle ciocche. Egli trasalì.
Senza muoversi, come un fanciullo scorato, sussurrò: — Ginevra... non posso!
Un lampo d'ira passò nello sguardo di quella donna, la collera crudele di chi non ama più e non riesce a liberarsi colla sollecitudine bramata dell'amore di chi ama ancora... sempre... malgrado tutto!
Ma di nuovo, colle dita ella sfiorò i capelli del giovane: Bisogna potere, Dino. Io lo posso... eppure.
Di repente egli alzò il capo, per guardarla. Ginevra sostenne, sorridendo, il suo sguardo. E colla poderosa, evocatrice malia del proprio, ella circuiva, afferrava la memoria, i pensieri, la volontà di lui, tutto lui, nella sincerità e nell'irremediabilità della passione ch'essa aveva saputo ispirargli.
— Sia come volete — diss'egli finalmente. — Partirò... Ma non oggi, non subito, nevvero?
Ella ebbe un gesto d'impazienza.
— Oh Dio... che ragazzo. No.. quando vorrete. Suvvia... pensate che io pure, soffro tanto... Tornerete, ben inteso, subito dopo il grande evento. E allora... Si arrestò...