Si scansò rapidissimamente, troncando di botto la frase, afferrando por aria, a pochi centimetri dal suo volto, la mano di Dino, che stava per piombargli addosso, con tutte le caratteristiche d'uno schiaffo.
— Ohe!... ohe! — sclamò concitato...
Ma subito si decise a prendere la cosa in scherzo, da buon amico.
— Ohe, ripetè, sei matto... ti pare? Dicevo così per chiasso! Ma... ma... ma... abbiamo da vederne ancora... di queste!
La memoria gli aveva suscitato proprio in quel momento il ricordo di un duello di Dino col conte d'Estonaz, un savoiardo che si batteva molto bene, ma che se n'era tornato in Savoia con tre quarti di naso, invece di quello che aveva portato, aquilino ed intero, sul terreno del parco Stibber a Montughi.
Ci fu un momento di silenzio; poi Neri disse un: «andiamo... via!» così chiaramente propiziativo che Dino, alzate lievemente le spalle, tornò a sedere, pallidissimo sempre, ma calmo.
Prese la bottiglia e versò un secondo bicchierino di cognac all'amico Speroni.
— Una volta per tutte — disse con calma. — Non amo questi discorsi.
— Oh infatti... — s'affrettò a protestare Neri Speroni, figurati se volevo!... Dicevo, così per dire... del resto... Sei un bel tipo... tu. Questo cognac è divino, parola d'onore. Sai che abbiamo presto la compagnia Ciniselli al Politeama? Non mi pare che ci deva essere gran che in fatto di cavalli... Ma una ginnasta, mio caro... una ginnasta!
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