— Come, senza neppur lasciarmi il tempo di ringraziarvi, senza sedere?
Egli sedette, ma senza lasciare il cappello.
— No, no! ho premura! — Contuttociò, le lasciò il tempo di dir grazie e in modo ch'egli fu convinto d'averle fatto un immenso piacere. Sollevò verso di lei quel suo bellissimo volto, ove brillava la contentezza del suo successo e in pari tempo il convincimento della penetrante bontà di lei, quella bontà che aveva avuta, che serbava tanta pazienza, tanta tolleranza.
Ed essa gli sorrise colla lieve emozione della sua sorpresa pel delicato pensiero. I giacinti avevano un olezzo acuto, di una freschezza inesprimibile!
Egli non accennava ad andar via colla fretta preannunciata. Rovistava qua e là fra i gingilli, le mille bazzecole del tavolino, sfogliava i giornali, specialmente se illustrati.
— Oh! — disse a un tratto, con evidente piacere, — l'ultimo Fliegende Blätter.
Erano la sua passione le caricature del Fliegende Blätter, e la Contessa s'era abbonata a quel giornale e lo teneva sul tavolino per lui, per obbligarlo, senza parere, a fare un po' d'esercizio di tedesco. Quando la leggenda era troppo difficile, gliela spiegava lei e insieme ridevano di quelle scene sì umoristiche, sì finemente trattate e che hanno talvolta un senso squisitamente sagace della vita. Ella coglieva a volo la segreta filosofia di quei frizzi; egli non cercava tanto e si contentava dell'impressione piacevole, del senso comico, quale balzava di scatto allo sguardo e al pensiero di lui, ma entrambi si divertivano colla stessa freschezza d'impressione, benchè Roberto, per farla arrabbiare, dicesse di preferire di gran lunga la Vie Parisienne a quelle pappolate tedesche.
Stavano chinati entrambi ridendo, su una delle centomilionesime satire a matita contro la troppo calunniata istituzione delle suocere, quando l'annunzio repentino di una visita li fece trasalire come due colpevoli. Nientemeno che: Monsieur Cholet.
Berto aveva avuto un'espressione di sgomento così palese, quando la Contessa s'era lasciato sfuggire: «Oh Dio! viene a leggermi dei brani del suo lavoro sui Fasti Medicei!» ch'ella dovette assolutamente dare in uno scoppio di risa! E l'entrata del Professore col suo scartafaccio fra le mani, con quel suo fare impacciato e un po' pedantesco e quella sua faccia da scienziato rischiarata dal sorriso amabile di chi si ripromette una delle più delicate soddisfazioni di amor proprio che possa capitare ad un autore, faceva un tal contrasto colle loro chiacchiere, coll'ambiente del momento prima, che pareva impossibile non dovesse palesarsi agli occhi stessi del sopraggiunto. Il quale dal canto suo trovò assolutamente intempestiva, pei suoi progetti, la presenza di quel gamin. E quando il gamin si affrettò, pretestando un urgente impegno, a declinare l'invito di trattenersi, perfidamente fattogli dalla Contessa con un crudele e birichino ammiccare degli occhi, M. Cholet si sentì sollevato da un gran cruccio!
Erano soli ormai, ella e l'illustre scienziato belga. Il Professore era troppo grande e grosso per sedere ad agio nella poltroncina che aveva avuta l'inavvertenza di scegliere quando la Contessa gli aveva fatto cenno di sedere, una galanteria di peluche e di raso, ricamata a punto e fiamma, a tinte deliziosamente smorzate. E a farlo apposta, la poltroncina favorita di Roberto!