— Benissimo! Sta attenta, non perder mai di vista il tuo scopo. Non tradirti. Credo che potrai agevolmente condur lei, ma bada a quel suo amico milanese, mi pare di tutt'altra pasta. E comincia subito, se ti piace; ecco la tua utilissima protettrice.

Un lieve strepito di passi veniva infatti dalle sale vicine. Poco dopo, un domestico annunziò la contessa di Serramonte.

La Duchessa mosse ad incontrare e salutò la sopraggiunta, colla massima cordialità.

Elisa Nardi, vedova Serramonte, era più bella e più giovane di donna Ginevra. Non toccava per anco la quarantina. Una figuretta fine, delicata, poco appariscente, distintissima d'aspetto e di modi. Il suo contegno era grave, riserbatissimo, privo di quella scioltezza un po' sprezzante che alle signore di oggidì sembra rappresentare l'ideale dell'effetto.

Ella era timida, di una timidità singolare, di sensitiva, che cercava nascondere, senza punto riuscirvi e che molti battezzavano per orgoglio. Ma non era orgoglio. Viveva molto per conto proprio, in tutto fedele a' suoi principii ed ai proprii istinti, e non aveva ancora potuto riescire a non soffrire quando li sentiva urtati o quando si sentiva costretta a sopprimere, esternamente, l'effetto di quell'urto. Quando, per esempio, ella doveva dare una stretta di mano a Ginevra d'Accorsi, provava una curiosa sensazione di sforzo intimo!

Pure, come non dargliela quella solita, superficiale stretta di mano? Il mondo diceva della Duchessa tutto ciò che si può dire di poco lusinghiero sul conto di una donna, ma perciò forse il mondo ristava dall'accoglierla, dal festeggiarla, dal correre alle sue feste?... Non era ella bene spesso chiamata a dare il suo verdetto (e un verdetto senza appello) sull'expedit, o meno, di ricevere una nuova arrivata, aspirante a penetrare nella migliore società fiorentina? Si scambiavano qualche visita, quelle due care signore, e ora la contessa Elisa di Serramonte non veniva forse a prendere la figlia di Ginevra d'Accorsi per condurla a passeggio?

La Duchessa aveva talvolta avvertita la piccola nube rosea che passava sul volto della Serramonte, quando le loro destre s'incontravano.

Ciò la divertiva... diceva ridendo a sè stessa. Ma in realtà... no. Quel piccolo rossore le dava noia.

Aveva adottato, per vendicarsene, un curioso sistema. Quella donna che, senza volerlo, la condannava, ella la affascinava. Ginevra aveva per lei una cortesia speciale, piena di delicati sottintesi, di deferenza, non scevra d'una tinta di malinconia. La Contessa resisteva, non sempre però, e col segreto malessere di chi si sente strascinato. C'era bensì, fra quelle due donne, qualcosa d'indefinito e di latente, il germe forse di un'aspra lotta futura.

La Duchessa era proprio desolata di non poter andare anche lei a visitare quella bella cappelletta. Marina si riprometteva un sì squisito godimento artistico!