La contessa Elisa fu lì lì per arrossire come una colpevole, pensando al tranello che aveva preparato per quella povera Marina.
La madre lanciò all'amica di sua figlia una rapida occhiata d'intesa e le strinse di soppiatto la mano. La faccia di Marina ignorava tutto, serenamente.
La conversazione durava, tenuta viva dalla Duchessa. Quella donna sapeva parlar d'arte, quando voleva. E lo voleva ora, e riesciva a tener Elisa sotto il giogo della sua parola viva, smagliante, originale... Subito, entrò nel campo personale:
Certo, ella invidiava profondamente la Contessa, che aveva il coraggio, l'indipendenza dei propri gusti. Che nobile esistenza aveva saputo creare a se stessa non immolandosi alla vita mondana che esige tanto e rende sì poco!
Elisa guardava attonita la Duchessa. Ell'era già quasi impressionata da quelle parole inattese, che parevano quasi involontariamente sfuggire dalle labbra di quella donna.
La Duchessa ebbe un lieve sospiro.
— Ah!... perchè non tutte possono fare come lei! A volte, creda, siamo trascinate nostro malgrado nel vortice di questa esistenza. Si ha bisogno di stordirci... di scordare... Si sente il vuoto, la stanchezza di tutto ciò. E poi, col passar degli anni...
Un bello spirito fiorentino aveva detto un giorno, della Duchessa Ginevra d'Accorsi, ch'ella aveva tutto canzonato nella vita, cominciando dal tempo. Ma con tutto ciò, Elisa sentiva levarsi in cuore un'insidiosa pietà di lei, del possibile stato d'animo che le strappava, in quel momento, quei lembi di confessione. Poichè, dopo tutto, il suo ingegno doveva pur qualche volta palesarle il vero, qualche buon sentimento doveva pur destarsi ogni tanto nell'animo di quella donna! E forse, coltivato, sorretto da un'amicizia sincera...
— Duchessa, — disse timidamente, commossa, con una dubbiosità che faceva un po' tremula la sua voce, — la comprendo. So che non è sempre in poter nostro...
Non finì la frase suggestiva e pietosa.