— Ah! — osservò Roberto, — le piace questo popolo festante? Io preferisco gli altri giorni. Ma, non importa. Ha dei progetti?
— No... cioè sì... Ma veramente non voglio privarvi...
— Non mi privo di nulla, cara Contessa. Vengo perchè mi fa piacere di venire. Se mi vuole, ben inteso. Dunque?...
— Dunque, figuratevi che da tanto tempo ho voglia di andare a Boboli... Ci sarete stato, certamente.
— Io? no, neanche per idea. È una buona pista per i cavalli?
— Ma che, è un giardino delizioso.
— Ah... sta bene. Boboli, dunque... È lontano?
— Non tanto. Si va a palazzo Pitti.
— Grazie. Non pensa certo di andare a piedi!
Essa, a dir vero, avrebbe preferito di fare una passeggiata; ma non volle contraddire Roberto, il quale, senza aspettare la risposta, tanto era certo del tenore di questa, aveva fatto al conduttore di una carrozzella che passava uno di quei cenni quasi impercettibili che bastano a Firenze per attirarvi dattorno un nugolo di autodemonti, pronti a condurvi in capo al mondo, anche per mezzo prezzo, se avete il genio del contratto preventivo.