Sedette ancora e, forse senza accorgersene, porse una mano al giovane.
— Oh Roberto! Roberto!
Roberto prese quella mano ed ebbe il supremo buon senso di non entrare in particolari. Già; non avevano mai parlato di ciò. A che farlo ora? Poi a lui seccavano le spiegazioni. Non disse che fosse o no merito suo, questa libertà riacquistata. Così rimase solo ed incolume agli occhi di lei il fatto ch'egli era libero... come l'aria!
Forse la sensazione di quell'aria di libertà le impedì di accorgersi che un'altra aria, quella del cielo, si divertiva dispettosamente a chiamar le nubi da tutte le parti per riunirla su Boboli. Ce l'aveva con Boboli il cielo, quel giorno. Laggiù, sui Lungarni, pieni di gente, sfolgorava il sole...
Roberto non lasciò andare quella mano. Disse sommessamente, come un ragazzo che sa di essere stato buono e con quella musica curiosa che Dio aveva messo nella sua voce di monello ben educato:
— È contenta?
Ella, colla semplicità estrema che pareva a volte imparare da lui, rispose tranquillamente:
— Sì!
Oh! se lo era! Ah! quell'anima tanto raccomandata a lei, quella vita ch'ella aveva assunto di proteggere, quell'esistenza sulla quale ella imparava ch'era dolce il vegliare come è dolce il vegliare i sonni di un figliuolo, s'erano sciolti, liberati da un giogo indegno e triviale...
— Sì — disse ancora, mentre l'interna emozione dava al suo accento un'intensità tremula: