— Roberto, ciò non era degno di voi!
Roberto, nella sua eletta sincerità, fece un piccolo esame di coscienza e pensò umilmente che... l'Augellin dal volo infido non era poi neanche tanto da disprezzarsi, dopo tutto. In fondo non si considerava nè tanto colpevole, nè tanto privo di buon gusto!... Ma egli non contraddiceva mai le signore e la Contessa, in quel momento, era splendida di un misterioso splendore, che lo colpiva e gli faceva un effetto speciale.
Un'emozione colse anche lui, un'emozione ch'egli ebbe il talento di non definire nè a sè stesso, nè a lei. Lasciò ch'essa ardesse tranquillamente nei suoi occhi, quei bellissimi occhi bruni un po' infossati nell'arco... cinti di una sfumatura d'ombra, qualcosa come un vago azzurro entro cui lo sguardo pareva incupire e tingersi di una squisita espressione d'indefinito.
— Segga dunque, diss'egli tranquillamente.
Ella aveva al collo un lungo boa di piume bleu marin. Egli tirò dolcemente a sè un'estremità di quel boa e si carezzò con esso le guance, con un piacere infantile di quel contatto tepido e leggero.
Elisa sedette ancora, ma per rialzarsi vivacemente, dopo un minuto.
Le nuvole, lassù, s'erano ad un tratto decise a una capricciosa crisi di piova. Sul terreno battevano con un picchiettìo secco, gaiamente sonoro, dei goccioloni radi.
Egli s'alzò lentamente, come a malincuore, e guardò in aria con una smorfia.
— È una nuvola che passa. Non vai la pena di muoversi.
Ma Elisa si assestò il boa attorno al collo ed aprì l'ombrellino.