Un momento, senza saper come nè perchè, rallentarono il passo... Poi si fermarono... Roberto chiese alla Contessa s'ella fosse stanca... Ma ella scosse il capo senza parlare. Ascoltava il tac tac, lieve, misterioso delle goccioline che cadevano sulle foglie con una cadenza più affettata. Poi le sue finissime nari ebbero una lunga, quasi nervosa aspirazione, mentre i suoi occhi si socchiudevano alquanto.

— Sentite, Roberto, l'odore della terra bagnata? È la mia passione.

C'erano veramente nell'aria i vaghi sentori di quel profumo di buccaro, che il Medio Evo, nel bizzarro lusso della sua sensualità, ha saputo utilizzare. C'erano ancora delle esalazioni indefinite, qualcosa come un vago accenno di lontana primavera.

Di nuovo si misero in via, ma senza affrettare il passo. Il volto di Elisa era tutto un sorriso dolce e affettuoso... Provava un senso affatto nuovo per lei... quasi il senso d'una protezione ricevuta, non data, l'impressione di sentirsi condotta e guidata da quel giovane sì forte, sì bello. Ed egli aveva saputo liberarsi da quella indegna schiavitù, ella poteva ora occuparsi di lui, influire sui suoi buoni istinti... adoperarsi per quell'anima che doveva aver tanto di buono, di suscettibile al bene. Libero ora... era libero!

Lo guardò con una subita inconsulta espressione di tenerezza e d'orgoglio; il suo sguardo fu in quell'istante sì luminoso e sì dolce ch'egli provò una repentina, indefinibile sensazione... Strinse un pochino il braccio che posava sul suo e le sussurrò: — Cosa pensa... adesso?...

Elisa provò una piccola scossa. Che domanda curiosa! Ma dopo tutto, perchè non dire il vero?...

— Penso a voi — rispose dolcemente.

Egli si fece ancora più presso.

— E poi? — sussurrò con un'aria di monelleria, ove entrava una latente, esitante tenerezza.

— E poi — continuò Elisa sorridendo — penso quanto sarebbe contenta... vostra madre.