Aveva detto il vero, cioè quello che era, passato, colla parvenza del vero, nella purissima anima sua. Le aveva morso il cuore in quell'istante l'idea di quanto dovesse esser debole Tecla nel suo affetto materno, scusabile nella sua cieca adorazione del figlio. Così ella aveva velato a se stessa il suo pensiero!...
Roberto non rispose. Si morse vivamente il labbro inferiore. Un rossore impetuoso salì alla sua fronte e una durezza si accese nel suo sguardo.
— Ah! — disse brevemente — grazie tante!
L'accento era scevro d'ogni suono di gratitudine; suonava anzi così acre ch'ella si voltò meravigliata a guardarlo.
Lo vide sì rannuvolato in volto che gli chiese con sollecitudine:
— Non vi sentite bene?... Che viso scontento!... Potrei quasi rivolgervi la domanda che mi avete fatto un momento fa: A cosa pensate?
Roberto ebbe un piccolo riso nervoso. — Penso ora per l'appunto, cara Contessa, una cosa che avevo scordato un momento fa. Un appuntamento con Neri Speroni, alle tre.
L'osservazione, fatta così, non aveva un'apparenza cortese e la Contessa n'ebbe un senso sgradito... il senso d'una puntura di spillo. Ma subito la sua bontà e la sua indulgenza ebbero il sopravvento:
— Mi spiace di questa dimenticanza — disse affrettando il passo... — è colpa mia. Ma non sapevo; avreste dovuto dirmelo.
— Oh! non importa. Infatti, avrei dovuto pensare... Scommetto ch'ella mi considera ora come un ragazzo male educato.