— No... — diss'ella sorridendo. — Ma che andate pensando, Roberto?

— La verità, Contessa. Ovvero — no... scommetto invece ch'ella ha per me dei tesori d'indulgenza, ispirata dal suo cuore... materno.

L'accento aveva un'acrimonia bizzarra, una ironia alla quale la Contessa non era preparata. Avevano passate assieme così piacevolmente tutte quelle belle ore con tanta confidenza, così lieti! E adesso...

Scosse il capo dolcemente e scherzando: — Niente affatto — disse: — sono in collera. — Ma andiamo un pochino più in fretta. Piove sul serio, sapete?

Infatti la piccola piova prendeva l'aire d'un acquazzone, ed essi erano ancora lungi dall'uscita. Presero a camminare frettolosi e in silenzio, scambiando poche parole. E quando giunsero allo sbocco sotto il portone di Palazzo Pitti, Elisa era un pochino trafelata, perchè davvero aveva fatta una bella corsa. Pioveva ora che Dio la mandava.

Nel momento in cui erano giunti a riparo, ella aveva spiccato il suo braccio da quello di lui. Con sua grande sorpresa aveva sentito un lievissimo moto di resistenza. Ma poi, subito, l'aveva lasciata libera.

Roberto offrì d'andarle a cercare una carrozza e la lasciò sola per un momento. Tornò poco dopo colla carrozzella, che aveva agevolmente trovata. Nell'entrare in carrozza e vedendo ch'egli stava per accomiatarsi, Elisa gli chiese se volesse venire con lei. Lo lascerebbe al Club o a casa sua, come credeva.

Egli ricusò; preferiva andare a piedi.

— Con quest'acqua? Roberto, non vi farà male?... E poi, il vostro appuntamento?

— Oh non importa. E non soffro dell'acqua.