Seduta su una delle tre poltrone circolarmente disposte di un pâtè, stava la contessa Elisa. Parve a Roberto che dallo schienale della poltrona appoggiata a quella di lei emergesse qualcosa di nero, forse un braccio mascolino; ma di ciò egli non fece caso. Si accostò premurosamente, meravigliando di trovarla sola.
— E voi, come non ballate? — rispose ella — ciò è imperdonabile.
— Per carità, non mi tradisca. Sono sfuggito alla Duchessa, che voleva utilizzarmi presso una signorina forestiera. Sono sfuggito al supplizio cedendola ad un inglese di sua conoscenza. Mi lasci star qui un poco in santa pace.
Senza attender risposta, attirò a sè un morbido pouff, e sedette proprio dirimpetto alla Contessa.
— Ma davvero non ballate, Roberto?
— No, mi secca. E lei?
— Oh io... Ma la festa è magnifica, nevvero?
— Sì, splendida. Bisogna dire il vero. Tutto perfetto, riuscitissimo. È vero che la Duchessa fa le prove generali dei suoi balli, illumina le sale, dispone i domestici, i mobili, tutto insomma come dev'essere, due o tre sere prima?
— Dicono. Così è sicura del fatto suo, in ogni modo.
— Già... Per le feste e per tutto... nevvero?