La neve cominciò presto quell'anno, e Astianello prese un'aria malinconica, nella campagna, fatta brulla dal verno. Le caccie eran finite, le brigate disperse; i cavalli dovevano esser ferrati a ghiaccio, il casone non era guari riparato dal freddo, e il Principe si annoiava.

Ma, benchè si annoiasse seriamente, non gli passò neppur pel capo di prender moglie. Bensì gli venne in mente d'andare a passar l'inverno a Parigi.

D'altra parte, era ormai tempo di mettere la Milla in collegio. E il collegio c'era, bell'e pronto. Un austero convento, celebre come educandato, e dove delle monache aristocratiche insegnavano un monte di belle cose a una falange non meno aristocratica di signorine. Il convento era a Torino, e quella santa regina di Maria Adelaide, quand'era viva, ci andava di frequente. La superiora era una cugina in secondo grado del Principe. Milla non poteva esser meglio raccomandata, nè completare, sotto auspici più favorevoli, l'educazione iniziata dalla povera Miss Spring. Affrettiamoci a dire che Miss Spring aveva in vista, per consolarsi del dolore di quella separazione, l'immediato avvicinarsi d'una: sacra alleanza con un coraggioso, ma non estetico, ministro della chiesa anglicana. L'intrepido brittanno, a 65 anni, sposava Miss Spring. Ma la Milla, che non era provveduta di siffatte prospettive consolanti, non si poteva dar pace di dover lasciare il padre, Astianello e il suo amore irlandese. Di tutto le rincresceva, persino di Drollino. Era proprio sconsolata, quando ci pensava. E ci pensava spesso... così bambina com'era....

E in paese, che dispiacere per tutti... I padroni andavano via... davvero?... Il Principe sarebbe tornato a primavera, ma la bimba no; andava in un convento lontano, e non sarebbe tornata che dopo varii anni. La fattora lagrimava, la giardiniera anche lei, la guardarobiera aveva gli occhi rossi... tutti dicevano: «Va via la nostra signorina,» con un'aria triste, sinceramente triste....

Bisognava vedere quanta gente s'era riunita in corte, sotto il portico, appiè dello scalone, la mattina della partenza, mentre in scuderia si rivestivano dei finimenti i cavalli che stavan per essere attaccati al landau. E la piccina, avvolta nel suo mantellone foderato di pelliccia, col visino mezzo smarrito nella felpa bianca della cappottina da viaggio, coll'aria confusa, cogli occhi rossi, riceveva con affettuosa gratitudine quei saluti, quegli omaggi, e andava ripetendo: «Addio, arrivederci, grazie,» colla voce proprio commossa. A un tratto le si fece davanti il suo compagno di gioco, Drollino!

Anch'egli aveva la faccia malinconica. Sulle prime pareva che volesse dir tante cose; ma poi si morse le labbra, e disse solamente: «Buon viaggio.»

—Addio,—disse affettuosamente la Milla. E togliendo dal guantino una manina, microscopica nel suo guanto di flanella bianca, gliela porse. Egli non la baciò; la prese un momento fra le sue; poi non si ricordò neppure che avrebbe potuto stringerla, e la lasciò andare.

I due bambini si guardarono un momento in silenzio, con una certa voglia di piangere; soli, avrebbero pianto... forse...

—Ricordati!—disse subitamente Milla.

Egli si fece rosso, e scosse energicamente il capo. No, non le avrebbe dette più quelle brutte parole.