—Sì—diss'egli lietamente, rimovendo la cenere dall'estremità dello sigaro.

—Oppure, andremo a Nizza. E di Nizza ti rammenti?

—Sì—disse ancora Giuliano, ma non lo disse lietamente.

—Oh! io mi ricordo, sai! La passeggiata degli Inglesi, il Circolo della Méditerranée, et la place Massena, e il Restaurant français, dove abbiam fatta quella famosa colazione. E il Vallon obscur? E Cannes? E Montecarlo? A proposito, bada che, se andiamo a Nizza, stavolta voglio proprio venire anch'io a Montecarlo.

Egli aggrottò le ciglia e parve scontento.

—Oh, bella!—continuò Milla, sempre più infervorata nei suoi progetti.—Ci vanno tutti, ci voglio andare anch'io. E voglio vedere a giocare; chissà che non m'arrischi io pure; sapessi quanto mi rincrebbe di non poter venir con te il giorno in cui ci andasti! Ti ricordi di quel giorno? Non mi sentivo bene, e rimasi a casa. Non volevo far parere, ma mi struggevo di venir anch'io a Monaco!

Giuliano fece una strana smorfia, e balbettò fra i denti qualche parola.

—Ma stavolta—continuò Milla—questo capriccio me lo voglio levare. Sissignore, giocherò anch'io, e vedremo se la perdita di qualche migliaio di lire farà venire, a me pure, la faccia da scomunicato che avevi tu, la sera, quando tornasti.

Le venne voglia di ridere, e rise infatti, celando il visino nella profumata bianchezza delle rose.

Egli s'era voltato bruscamente; per buttar via lo sigaro.