Una brezza freschina passava di lì, suscitando nell'erba un tremolìo di amoerro, e facendo dimenar le cime alle rose, come se fossero tante testine di piccole fate dubbiose. Milla alzò di nuovo il viso, aspirando con gioia la frescura di quell'arietta.

Girò attorno lo sguardo, vide quella bella villa signorile, così idilica, colla sua verde cintura di arrampicanti. Vide il giardino ridente e il piano maestoso e i colli vicini, e tutto ciò le parve bellissimo. Allora pensò che Giuliano, il suo fedele Giuliano, era pure molto bello. E la vita dunque non era forse bellissima anch'essa?... Chiuse gli occhi, e, paga, col cuore riboccante di gratitudine e di dolcezza gioconda, mormorò sommessamente:

—Oh Giuliano! come sono felice!

Rimase per un istante come raccolta nel pensiero della sua felicità, mentre Giuliano, pallido, tormentava fra le dita paffute, i ciondoli del suo orologio.

Milla schiuse gli occhi e diede un sospiro.

—Che peccato che tu debba sempre andar laggiù, a Genova a conferire con quell'avvocato! Non potrebbe venir qui lui ogni tanto?...

—Impossibile!—rispose recisamente Giuliano, mordendosi le labbra.—Ma sarò assente per pochi giorni, te lo prometto.

—E penserai a me?—chiese timidamente Milla, ridendo, e colla vaga intuizione di dire una gran sciocchezza.

—E tu, penserai a me?—rispose Giuliano, colla coscienza di dir cinque parole orribilmente vane e stonate.

—Uhm!—rispose Milla—secondo.... se avrò tempo. Perchè,—soggiunse con un fare soavemente biricchino—se tu hai delle occupazioni.... può darsi che ne abbia anch'io.... e che siano importanti come le tue.