E rideva, allegra come una bambina, assaporando anticipatamente la sorpresa e la soddisfazione di suo marito.
Questi le afferrò una mano, abbandonata sul davanzale.
—Milla!—chiese con accento rotto ed angoscioso—Milla! sei felice, nevvero?
Milla tralasciò di ridere. Sporgendosi colla persona oltre il davanzale, chinò il capo sulla spalla di lui. Egli sentiva il battere concitato di quel vero cuor di donna e il calore di quella fronte, ove piovevano scomposti i ricciolini d'oro.
Drelin, drelin, drelin.... la campanella della colazione!
Si divisero ridendo, movendosi entrambi, l'una al di qua, l'altro al di là della finestra, e riuscirono ad incontrarsi sotto il portico.
—A proposito,—disse Milla a suo marito,—ricordati stavolta, di portarmi il pan douce e i canditi. E quando avrai finiti i tuoi affari, andremo ai bagni.—Non voglio essere la rosa verde,—soggiunse ridendo e appuntandosi sul petto una delle rose bianche.
Giuliano partì il giorno susseguente. Milla tenne dietro, sino oltre il cancello del viale all'elegante phaèton che, guidato dal Duca stesso, s'avviava verso la stazione. Poi tornò indietro, asciugandosi gli occhi un po' rossi. Si fermò a terreno e mandò a chiamar Drollino.
—Senti, Drollino,—gli disse appena se lo vide davanti, serio e muto come al solito,—di devi fare un piacere. Sceglimi in scuderia una bestia buona, sicura, proprio quieta.