Si contorse, nell'eccesso dell'ambascia che invadeva e disse ad alta voce, come un'insensata: È impossibile.
Ma subito, le corse al pensiero che impossibile pure era il vivere senza Alberto, impossibile il ritrarsi dall'estremo partito cui l'era stato giuocoforza l'appigliarsi. Che fare, ora che lo amava, ora che aveva risolto di esser sua?
La vita sua non doveva forse appartenergli?
Doveva ella abbracciare l'altro partito, quello della colpa, quale ha corso nella società... la colpa plateale, sicura, ignobile, protetta dall'ignoranza del marito? Due tradimenti anzichè uno solo, il buon nome scroccato, l'impunità del giornaliero adulterio, quello che nulla toglie, nulla altera nell'esistenza di una donna?...
No... oh... non scender sì basso, non questo estremo fra i gradini dell'avvilimento, non questo vigliacco sistema d'impunità degradante! Ell'era già troppo caduta col cuore e col pensiero, per poter fermarsi sulla china, per poter tornare indietro, bisognava ora andare avanti così, ciecamente, tragicamente sino alla fine!
Pure... gran Dio! sua madre! Ebbe un nuovo sussulto spasmodico. — Ma disse stolidamente: Che farci? Si sentì impietrire e non pensò più ad alcuno, nemmeno ad Alberto, per non odiarlo!
Le fu recata la lucerna accesa, ma non appena fu sola, Diana abbassò il lucignolo, sì fattamente che non le tornò più possibile il distinguer bene gli oggetti famigliari, le fotografie incorniciate che si agglomeravano dovunque. Pure, le sentì ancora troppo vicine, si allontanò. Si recò sul balcone e stette inerte, senza pensiero, di fronte alla sera che calava, tormentata dal temporale in preparazione. Un venticello caldo, afoso, errava all'impazzata pel giardino e investendo il porticato, sollevava come uno spione i cortinaggi delle tende, rincorrendo sulla lucentezza marmorea del pavimento le foglie che vi aveva già spinte a suo diporto. L'immobilità delle cose circostanti era rotta ogni tanto da una specie di galvanismo fugace, inquieto, ingrato come un mal essere. Pure, nel boschetto lontano, una capinera trillava qualcosa di amoroso e di gajo. Tacque; quando venne la notte.
Verso le otto un facchino della prossima stazione venne alla villa. Recava un telegramma per la Contessa.
Essa lo aprì e lesse:
Morletta, ore 5 pomeridiane