— Sta bene. Ora sono tua e per sempre. Domattina... alla stazione alle otto. Partiremo assieme. Ora va... questa è casa sua.
Scomparve così ratta, dietro una porta vicina, la chiuse sì rapidamente che Alberto non ebbe il tempo di raggiungere quella donna che fuggiva. — Ma sapeva, ormai, che sarebbe sua.
Tornando a casa, il giovane era alquanto stordito dall'idea della sua sconfinata felicità... Non sapeva bene s'egli stesso fosse un eroe o un imbecille. A dir vero non aveva mai pensato alla possibilità di quella conclusione del suo romanzo con Diana, a quella fuga chiassosa, romantica, che avrebbe avuto una sì inattesa importanza pel suo avvenire. Comprendeva Diana e non l'accusava... ma tant'è... era un po' forte... tutto ciò! Forse, se avesse saputo...
Ma non aveva saputo e ad ogni modo, ormai era tardi. Egli amava realmente Diana e in quell'amore cercò un conforto di risoluzione spensierata. Sarà quel che sarà! Ripeteva: domani... domani... esaltandosi in quel pensiero, tanto che non pensò più ad altro. Si chiuse in camera e dispose tutto per la partenza e per la vita nuova.
II.
Diana era sola, nella sua vasta e bella camera da letto. — Sedeva al tavolino; su una seggiola poco discosta stava la sua valigia già fatta e già chiusa. La Contessa non recava seco che lo stretto necessario, il suo scrigno di fanciulla e pochi oggetti, esclusivamente suoi. S'era tolte dalle dita i ricchi anelli, dalle orecchie i grossi solitari donateli per le nozze. Non voleva nulla di lui. Di fronte a lei stava uno specchio ed ella guardava ogni tanto, come attratta da un fascino, la pallida faccia di quella sciagurata che, in un collo splendore dei celebri giojelli, stava per lasciarsi dietro, nella casa abbandonata, la intatta luce del suo passato, lo splendore della sua reputazione di donna onesta. Il suo volto pareva quello di una condannata, visto così nello specchio, nell'incerto chiarore del giorno che finiva anticipatamente, abbujato da una minaccia di temporale.
Pensò un istante se dovesse scrivere a suo marito. — Ma che dirgli? Accattare un pretesto? Muovergli dei rimproveri? No, tutto era inutile... tutto era un'aggravante dell'oltraggio! — Meglio, di gran lunga scomparire così, in silenzio. — E non solo per lui, ma per tutti.
Allora, ella pensò a sua madre.
Urtandosi a quell'immagine, il pensiero di Diana si smarrì, in un'agonia di spasimo. Ella ebbe il ricordo, rapido, vivo come una luce di lampo, dei giorni passati con sua madre, del suo amore, dei suoi precetti, del suo esempio. Vide quella bella testa bianca, immacolata, di vecchia e di signora, sentì l'intollerabile peso dello sguardo materno, sì amoroso e sì austero. Grosse goccie di sudore le irrigarono le tempie, ed ella strinse le mani tremanti, con una mossa forsennata.
Pensò alle sorelline... pensò a ciò che direbbero, quando fosse noto anche ad esse...